8 settembre 1943

Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario

Le foto del 28 aprile

Oggi vi facciamo vedere le foto di Mario in un video, nei prossimi giorni metteremo le foto nella gallery. Non è facile viaggiare e trovare sempre la situazione ideale per poter lavorare sul nostro blog, Qui a Bremevörde abbiamo avuto delle difficoltà per il collegamento a internet.

Ci tenevamo che poteste continuare a seguirci. Faremo lo stesso con i disegni di Marco

I disegni del 28 aprile

Come per le foto anche per i disegni abbiamo pensato al video per superare l’ostacolo tecnico della gallery, che sistemeremo nei prossimi giorni.

Tra questi, un’interpretazione di un disegno ritrovato a Bergen Belsen di Susanne Schuller.

Fallingbostel di Vittorio Vialli, oggi

.Abbiamo trovato diversi punti da dove Vittorio Vialli ha scattato le foto, in alcuni casi abbiamo individuato delle assonanze come nella foto della baracca, unica rimasta a Fallingbostel. In altre si tratta poprio delle stesse inquadrature.

Stazione di Bremervörde

bremenvorde

Anche per la stazione la stessa inquadratura di una foto scattata da Vittorio Vialli.

Giuseppe Novello

novello_attestatodi Paola Pallottino

GIUSEPPE NOVELLO (1897-1988) Nato a Codogno nel 1987, la laurea in legge a Pavia, fortemente voluta dal padre (…) non sembra intralciare la sua vocazione artistica. Avviato alla pittura dallo zio, il paesaggista Giorgio Belloni, frequenta l’Accademia di Brera e nel 1924 ottiene il primo riconoscimento, il Premio Fumagalli con il dipinto Salotto della nonna, che, accanto alla pittura di paesaggio, anticipa e circoscrive la prediletta area di indagine intimista destinata, in seguito, a venire sviluppata e approfondita in opere dagli eloquenti titoli di vecchia camera, Interno, Salotto buono. Presente alle Biennali veneziane, alle Quadriennali Romane, alle Permanenti milanesi ha allestito personali in varie gallerie partecipando contemporaneamente a rassegne sull’umorismo.

Ma per più generazioni d’Italiani, Giuseppe Novello fu soprattutto il sommesso quanto autorevole aedo di una borghesia piccola piccola della quale registrò il quaresimale tripudio di vezzi e vizi, in un originale connubio di didascalie, subito entrate nel lessico familiare, e di disegni ariosi e puntigliosi insieme, che pur non lasciando nulla alla fantasia,sottolineano solo l’essenziale. (…)

Poeta minimalista ante litteram, Balzac lombardo di una commedia umana che registra l’impercettibile oscillazione di destini fulmineamente consumati nel dolente décor di salotti umbertini, scompartimenti di terza classe, pensioncine di famiglia, sale di attesa di “diurni”, la satira di Giuseppe Novello è indissolubilmente legata ai famosi albi: Il signore di buona famiglia del 1934, Che cosa dirà la gente? Del1938, Dunque dicevamo… del 1950, Sempre più difficile del1957 e Resti fra noi del 1967.

(…) La guerra è bella ma è scomoda del 1929, cronaca irresistibilmente umoristica della sua vicenda di alpino durante la prima guerra mondiale e Steppa e Gabbia del 1957, che dopo la tragica ritirata del Don, documenta la prigionia nei lager polacchi e tedeschi di Benjaminowo, Sandbostel e Witzendorf dal 1943 al 1945, e a proposito della quale lo stesso Novello rileva con fiera pacatezza “sarebbe bastata una piccola firma di adesione sotto un noto foglietto,, un compromesso con quello che ci suggeriva la coscienza, perché il filo spinato, lontananza dai nostri cari, duro digiuno, cessassero”.

Oltre La guerra è bella ma è scomoda, dal sodalizio con Paolo Monelli, nel 1935 nasce il volume Il ghiottone errante, mentre da quello con Orio Vergani, nel 1939, nasceranno le illustrazioni per Basso profondo.

Nell’ultimo ventennio Novello abbandona quasi completamente la satira per dedicarsi esclusivamente alla pittura, ma a novant’anni, nell’estate del 1987 (…)  sente nuovamente l’esigenza di affidare la sua vena caustica, condita da un pizzico di “cattiveria in più, alle pagine di un’ultima raccolta che intitolerà Cartoline-lametta.

Paola Pallottino, docente di storia dell’arte contemporanea all’Università di Macerata, tratto da “Il bollettino” n.25, annoVII, Lugano, Primavera 1988.

Le due vignette sono tratte da: Dunque dicevamo, Milano Mondadori, 1950.

I disegni in prigionia sono tratti da Steppa e Gabbia, Milano Mondadori, 1957.

La locandina disegnata da Novello attesta che Vittorio Vialli ha partecipato alla mostra d’arte Stalag XB, Sandbostel, 1944

Giuseppe Novello. Attestato di partecipazione a una mostra di pittura all’interno del lager da lui disegnato, la sua biografia a cura di Paola Pallottino e una galleria composta da due sue vignette e da alcuni disegni eseguiti nei campi.

I magazzini di Fallingbostel

1Nella foto di Mario Cusimano, i magazzini del cibo a Fallingbostel, presi d’assalto dai prigionieri dopo la liberazione.

Oggi le foto di Mario le inseriamo a breve in un video, nei prossimi giorni saranno visibili nella galleria delle foto.

Radio Caterina

Caterina è nata nel 1944 nel campo di prigionia per Internati Militari Italiani di Sandbostel. Un piccolo ricevitore ad Onde Medie autocostruito che ha permesso a migliaia di prigionieri di resistere al freddo, alla fame, alle malattie e alle angherie dei carcerieri.
Una prigionia volontaria per non tornare in Italia a combattere contro i propri fratelli

Caterina è ancora viva e potete andare a farle visita al Museo Dell’Internamento, presso il Tempio Nazionale dell’Internato Ignoto a Terranegra di Padova.

Il documentario che presentiamo in questo post si intitola “I ricevitori clandestini nei campi di prigionia” ed è stato realizzato da Maurizio Grillini. Potete trovare ulteriori informazioni sul sito www.radio-caterina.org

Questa sera cerco rifugio in voi…

A Itala ed a Sandro da Cholm – Polonia – nel giorno di S. Martino [11 novembre] 1943

Questa sera cerco rifugio in voi, miei tesori, con la ferma speranza di uscire da questo intimo colloquio confortato e sereno, per tirar avanti la mia penosa vita. La giornata di oggi è stata particolarmente dura, per le sofferenze fisiche e spirituali che ci sono state imposte: esposti al freddo per lungo tempo, mal nutriti e poco coperti, abbiamo dovuto ascoltare ancora una volta la volgare parola di un generale venduto, e ci è stato proposto nuovamente il problema dell’opzione, in termini assai severi, con larvate minacce per quelli che non avessero ritenuto doveroso aderire. Superfluo dirvi miei cari, che io non ho considerato neppur questa volta, e nemmeno per un attimo, l’eventualità di optare, non già perché io mi sentissi unicamente legato ad un giuramento [al re], ma unicamente perché io non voglio – io che non ho tradito nessuno – aver a che fare con i tedeschi; mi si consideri unicamente dall’aspetto di ufficiale italiano, ed in questo caso rispondo disciplinatamente. Questo, mia Itala e mio Sandro, il mio pensiero in materia. Un’ora dopo la decisione abbiamo dovuto sgomberare la baracca dove ci eravamo sistemati alla meno peggio, e dopo aver sostato a lungo all’aperto, al freddo intenso, abbiamo potuto trovar asilo alla baracca 16, tra gente fredda in un ambiente freddo, sporco, senza possibilità di sistemazione per questa sera. Il gruppo dei «Cacciatori [delle Alpi]»[2] è stato così smembrato, con profondo dolore per tutti. Con me sono Concutelli Mattioli e Pardini, anch’essi molto depressi. Ma non solo le angustie di oggi hanno determinato in me questa crisi di sconforto; bensì tutta la somma infinita di privazioni, di stenti, di contrarietà accumulate nell’animo in oltre due mesi di vita tra i reticolati. Sofferenze di ordine spirituale in primo luogo, quali l’essere considerati traditori, noi che fummo i primi traditi, il non aver notizie dei nostri cari, il sapere la Patria piombata nella rovina dopo tanti sacrifici e tante speranze. Poi le imposizioni di ordine materiale, nelle quali il tedesco rivela tutta la durezza del proprio animo, e il rosario interminabile di «miserie» procurate da noi stessi, forse appunto perché a noi è negata la sorte di considerarci alla stregua dei prigionieri normali, e siamo tormentati e ci tormentiamo fino all’esasperazione, per questioni le più varie e futili, che non voglio dirvi e che io stesso vorrei poter dimenticare.

Pompilio Aste

Il capitano d’artiglieria Aste (Staineri di Vallarsa, 1908-Rovereto, 1985), già profugo in Austria nella prima guerra mondiale e Segretario del Fascio di Bolzano, volontario, l’8 settembre 1943 è a Lubiana (Slovenia) e viene internato a Thorn, Częstochowa, Cholm (Polonia) e Wietzendorf (Germania).

Brano tratto da “Gli internati militari italiani” Palmieri e Avagliano, Einaudi 2009.

La grande razzia!

Fallingbosten

Abbiamo visitato ciò che rimane del lager, ci ha impressionato come i nazisti avevano stabilito una scala gerarchica tra i deportati, all’ultimo stadio vi erano i russi. Per loro non c’erano nemmeno le baracche ma dei buchi nella terra ricoperti con tronchi e terra. Poi venivano gli italiani. Abbiamo visto i luoghi fotografati da Vittorio Vialli, Silvana e Bruno sono contenti e noi anche. Bruno ha ritrovato l’esatto punto da dove il papà ha scattato la foto dell’assalto ai magazzini del cibo subito dopo la liberazione.

Qui sotto potete vedere la foto originale di Vittorio Vialli.
vialli-597-pic

I disegni di Vittorio Vialli

Disegno di Vittorio Vialli

Una galleria di disegni realizzati da Vittorio Vialli durante la prigionia.

Una galleria di disegni realizzati da Vittorio Vialli durante la prigionia.

DIARIO DI VIAGGIO