di Paola Pallottino
GIUSEPPE NOVELLO (1897-1988) Nato a Codogno nel 1987, la laurea in legge a Pavia, fortemente voluta dal padre (…) non sembra intralciare la sua vocazione artistica. Avviato alla pittura dallo zio, il paesaggista Giorgio Belloni, frequenta l’Accademia di Brera e nel 1924 ottiene il primo riconoscimento, il Premio Fumagalli con il dipinto Salotto della nonna, che, accanto alla pittura di paesaggio, anticipa e circoscrive la prediletta area di indagine intimista destinata, in seguito, a venire sviluppata e approfondita in opere dagli eloquenti titoli di vecchia camera, Interno, Salotto buono. Presente alle Biennali veneziane, alle Quadriennali Romane, alle Permanenti milanesi ha allestito personali in varie gallerie partecipando contemporaneamente a rassegne sull’umorismo.
Ma per più generazioni d’Italiani, Giuseppe Novello fu soprattutto il sommesso quanto autorevole aedo di una borghesia piccola piccola della quale registrò il quaresimale tripudio di vezzi e vizi, in un originale connubio di didascalie, subito entrate nel lessico familiare, e di disegni ariosi e puntigliosi insieme, che pur non lasciando nulla alla fantasia,sottolineano solo l’essenziale. (…)
Poeta minimalista ante litteram, Balzac lombardo di una commedia umana che registra l’impercettibile oscillazione di destini fulmineamente consumati nel dolente décor di salotti umbertini, scompartimenti di terza classe, pensioncine di famiglia, sale di attesa di “diurni”, la satira di Giuseppe Novello è indissolubilmente legata ai famosi albi: Il signore di buona famiglia del 1934, Che cosa dirà la gente? Del1938, Dunque dicevamo… del 1950, Sempre più difficile del1957 e Resti fra noi del 1967.
(…) La guerra è bella ma è scomoda del 1929, cronaca irresistibilmente umoristica della sua vicenda di alpino durante la prima guerra mondiale e Steppa e Gabbia del 1957, che dopo la tragica ritirata del Don, documenta la prigionia nei lager polacchi e tedeschi di Benjaminowo, Sandbostel e Witzendorf dal 1943 al 1945, e a proposito della quale lo stesso Novello rileva con fiera pacatezza “sarebbe bastata una piccola firma di adesione sotto un noto foglietto,, un compromesso con quello che ci suggeriva la coscienza, perché il filo spinato, lontananza dai nostri cari, duro digiuno, cessassero”.
Oltre La guerra è bella ma è scomoda, dal sodalizio con Paolo Monelli, nel 1935 nasce il volume Il ghiottone errante, mentre da quello con Orio Vergani, nel 1939, nasceranno le illustrazioni per Basso profondo.
Nell’ultimo ventennio Novello abbandona quasi completamente la satira per dedicarsi esclusivamente alla pittura, ma a novant’anni, nell’estate del 1987 (…) sente nuovamente l’esigenza di affidare la sua vena caustica, condita da un pizzico di “cattiveria in più, alle pagine di un’ultima raccolta che intitolerà Cartoline-lametta.
Paola Pallottino, docente di storia dell’arte contemporanea all’Università di Macerata, tratto da “Il bollettino” n.25, annoVII, Lugano, Primavera 1988.
Le due vignette sono tratte da: Dunque dicevamo, Milano Mondadori, 1950.
I disegni in prigionia sono tratti da Steppa e Gabbia, Milano Mondadori, 1957.
La locandina disegnata da Novello attesta che Vittorio Vialli ha partecipato alla mostra d’arte Stalag XB, Sandbostel, 1944
Giuseppe Novello. Attestato di partecipazione a una mostra di pittura all’interno del lager da lui disegnato, la sua biografia a cura di Paola Pallottino e una galleria composta da due sue vignette e da alcuni disegni eseguiti nei campi.