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	<title>8 settembre 1943 &#187; Biografie</title>
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	<description>IMI Internati Militari Italiani, con questa sigla comincia l&#039;odissea di oltre 700.000 soldati italiani dopo l&#039;8 settembre 1943.</description>
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		<title>Guareschi un fumetto di Nazareno Giusti</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Nov 2013 17:40:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biografie]]></category>
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		<description><![CDATA[Nazareno Giusti racconta in due volumi la vicenda del papà di Don Camillo e Peppone, infatti Giovannino Guareschi fu uno dei 600mila internati militari italiani. Per i tedeschi era il...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2013/11/1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-212" title="1" src="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2013/11/1.jpg" alt="" width="209" height="296" /></a></p>
<p><strong>Nazareno Giusti</strong> racconta in due volumi la vicenda del papà di <strong>Don Camillo e Peppone</strong>, infatti <strong>Giovannino Guareschi</strong> fu uno dei <strong>600mila internati militari italiani</strong>. Per i tedeschi era il numero di matricola 6865<br />
Scrittore, giornalista, caricaturista e umorista, noto come autore della saga di Peppone e Don Camillo, nata dalla sua penna nella serie di romanzi del “<strong>Mondo piccolo</strong>”, iniziata nel 1948, e della quale la trasposizione cinematografica del regista francese Julien Duvivier, che si avvalse delle interpretazioni dei popolari attori Gino Cervi e Fernandel, decretò il successo internazionale, facendone uno degli scrittori italiani più letti e tradotti nel mondo.<br />
Catturato il 9 settembre 1943 ad Alessandria, liberato il 16 aprile dagli alleati, tornò in Italia quasi due anni dopo, il 4 settembre 1945. Era tenente di complemento di Artiglieria pesante campale. Durante il periodo di prigionia, trascorso tra i lager di Bremerworde, Sandbostel, Czestochowa, Benjaminovo e Wietzendorf.</p>
<p><a href="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2013/11/9788875021160g.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-211" style="border: 9px solid white;" title="9788875021160g" src="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2013/11/9788875021160g.jpg" alt="" width="150" height="214" /></a></p>
<p>Qui di seguito riportiamo alcune note sull&#8217;opera a fumetti di Nazareno Giusti, tratte dall&#8217;introduzione di <strong>Alberto </strong>e<strong> Carlotta Guareschi</strong> e dalla postfazione di <strong>Goffredo Fofi</strong>.</p>
<p><em>«In questo primo di due volumi Nazareno Giusti ci racconta, come fosse una bellissima favola a fumetti, la storia di Giovannino Guareschi, nostro padre. Una di quelle “storie buffe e malinconiche che”, scrive nostro padre, il fiume “placido e indifferente” raccoglie e «porta via verso il gran mare della storia del mondo”. Siamo entusiasti per le illustrazioni, per la tecnica e per la scelta dei testi inseriti nelle tavole e nei baloon che rivelano una notevole sensibilità e un grande dono di sintesi, specie nei “capitoli” dei due “internamenti” e della sua scomparsa. Una storia che sembra veramente una favola, illustrata con colori surreali che donano profonde emozioni e trasformano la realtà in leggenda. E quando si arriva alla fine della “favola” si è dispiaciuti perché il fumetto è finito.»</em><br />
<strong>Alberto e Carlotta Guareschi dalla prefazione al libro.</strong></p>
<p><em>«La simpatia istintiva per Guareschi – e me la conferma la lettura del bel “fumetto” o graphic novel, romanzo-biografia disegnata di Nazareno Giusti (che ha anche la fortuna di avere un nome e un cognome esemplari) – mi ha portato ovviamente allo scontro con molti amici, né più né meno della simpatia per Jacovitti, un altro grande personaggio e artista inviso alla ufficialità “marxista” e “liberale” e a certi intellettuali “trinariciuti”, che hanno detestato questi autori e hanno e amano, guarda caso, certi “eroi” del capitalismo statunitense alla Clint Eastwood.</em><br />
<em>Don Camillo e Peppone sono stati due grandi invenzioni letterarie, e anche qualcosa di più: la personificazione di due istanze forti di un’epoca forte, quella di un cattolicesimo battagliero nella sua componente più tollerante e “dalla parte del popolo”, e quella di un comunismo di base che fu ben diverso da quello dei vertici, e che si incontrava con il cattolicesimo sociale per il suo millenarismo, per le sue istanze di giustizia. Il “basso” e l’“alto” non hanno mai avuto le stesse ragioni, e, come dice un vecchio proverbio contadino, “chi ha pancia piena non crede al digiuno”, all’esistenza e all’esperienza di chi non ha di che saziarsi. Guareschi ha rappresentato in un modo formidabile e acuto la commedia dei ruoli assunti in una certa epoca storica dalle istanze di un popolo affamato di giustizia, e si è assunto il compito, pagando spesso di persona (l’atroce, stupido caso De Gasperi, una delle vergogne dell’Italia repubblicana) di rappresentare, anche se con una certa dose di retorica, opinioni e sentimenti della “zona grigia”, della “gente comune” e delle sue contraddizioni, bensì vitali.</em><br />
<em>Il tempo passa e fa giustizia, e oggi posso continuare ad amare senza vergogna i poveri amanti di Pratolini come il prete e il comunista di Guareschi: “gente così”, la cui storia ci ha segnato e che abbiamo ben conosciuto.»</em><br />
<strong>dalla postfazione di Goffredo Fofi</strong></p>
<p><a href="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2013/11/5.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-215" title="5" src="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2013/11/5-300x126.jpg" alt="" width="300" height="126" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Nazareno Giusti</strong> utilizza documenti autobiografici editi e inediti e approfondisce, in particolare, la vicenda dell’internamento nei campi di prigionia tedeschi negli ultimi due anni della Seconda guerra mondiale, e la storia del processo e della condanna per diffamazione nei confronti di Alcide De Gasperi.</p>
<p><a href="http://www.loschermo.it/articoli/view/47429" target="_blank">Qui potete leggere un&#8217;intervista all&#8217;autore.</a></p>
<p><a href=" http://www.loschermo.it/articoli/view/40700/w40XwpCfr7wZ" target="_blank">Qui invece un articolo</a> scritto da Nazareno Giusti sulla favola che scrisse Guareschi, durante la prigionia.<br />
a</p>
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		<title>Giorgio Gaggio</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Dec 2012 13:18:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biografie]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Gaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Murano]]></category>

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		<description><![CDATA[Giorgio Gaggio, nato a Murano (Venezia) il 17 agosto 1923, ultimo di quattro fratelli. Fabbro alle dipendenze dell’ “Officina Leonida Buccella”, dall’ottobre del ’37 fino al 5 gennaio del 1943....]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.8settembre1943.info/wp-content/uploads/2010/07/Giorgio-Gaggio.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-806" title="Giorgio Gaggio" src="http://www.8settembre1943.info/wp-content/uploads/2010/07/Giorgio-Gaggio.jpg" alt="Giorgio Gaggio" width="241" height="346" /></a>Giorgio Gaggio, nato a Murano (Venezia) il 17 agosto 1923, ultimo di  quattro fratelli. Fabbro alle dipendenze dell’ “Officina Leonida Buccella”, dall’ottobre del ’37 fino al 5 gennaio del 1943. Giorgio crebbe  e si formò durante la cosiddetta “era fascista”. Sfogliando il suo libro di terza elementare ci si può soffermare sulle pagine che descrivono la casa del Duce, Porta Pia 1922, la marcia su Roma, la Conciliazione….</p>
<p>La sorella Delia, operaia presso la Società Veneziana Conterie e  Cristallerie,  ricorda le pressioni che subiva da parte del suo caporeparto, un gerarca locale, affinché il fratello si presentasse, al sabato pomeriggio, ai raduni pre militari tipici del regime fascista. Qui i giovani erano obbligati a praticare attività sportive, maneggiare il moschetto, lanciarsi nei cerchi di fuoco, partecipare a riunioni inquadrate nelle attività di partito per  mantenersi in forma e dare sfoggio delle proprie abilità. Ma Giorgio odiava partecipare a quelle pagliacciate – come diceva il fratello Mario – e trascorreva il tempo libero diversamente.</p>
<p>Gli anni passarono e Giorgio, come tutti i giovani di quel tempo, fu chiamato alle armi.  Si presentò alla visita di leva, presso il distretto militare di Venezia, il 23 febbraio del ’42 e venne lasciato in congedo illimitato. Fu  richiamato alle armi il 9 gennaio del 1943. Assegnato al V°Reggimento Autieri di Cervignano del Friuli. Prestò giuramento il 14 marzo del 1943. Il 31 agosto dello stesso anno venne trasferito al 50° Autoraggruppamento  di Trento. Il 7 settembre scriveva ai familiari:</p>
<p>” Nel mentre vi scrivo mi trovo al cimitero ove sto lavorando per dare sepoltura alle vittime dell’incursione. Non so quanto resterò qui a Trento potrebbe trattarsi anche di giorni […]. Poi rassicura se stesso e i familiari: “ non preoccupatevi perché io non mi preoccupo per niente prendo tutto alla leggera”.</p>
<p>Giorgio fu catturato, qualche giorno dopo l’8 settembre, e condotto in Germania. Dall’analisi dei biglietti postali, spediti alla famiglia, e da altra documentazione si è potuto risalire ai luoghi dove il giovane ha trascorso la prigionia e dove ha trovato la morte. Dopo la cattura la famiglia non ebbe più notizie. Passarono dei mesi fino a  quando giunse un biglietto postale datato 1 gennaio del 1944. Proveniva dal campo di smistamento per prigionieri di guerra Stammlager III B, nei pressi di Furstemberg, posto sotto il comando del Distretto Militare III con sede a Berlino: Giorgio si trovava in quel lager. Qualche mese dopo fu trasferito temporaneamente nello Stalag IV B – Muhlberg, Distretto militare IV con sede del comando presso Dresda. Definitivamente nel mese di giugno del 1944 fu assegnato allo Stalag VIII B – Teschen ora territorio polacco.</p>
<p>Nell’inverso del 1944 assieme ad altri italiani Giorgio venne distaccato ad Oppeln (attualmente Opole) nella frazione di Salzbrumm con il compito di tagliare i boschi.  I russi, dopo aver sfondato il fronte polacco, da alcuni giorni avevano occupato la piazza principale del paese. Secondo la testimonianza di Bernardo Torrisi, un compagno di prigionia, Giorgio fu ucciso il 23 gennaio 1945 da un soldato russo che gli sparò e lo colpì alla fronte.</p>
<p>“a richiesta di uno dei soldati russi, disse di essere italiano e solo per questo motivo venne accompagnato nel bosco dove lavoravamo e ucciso assieme ad un altro compagno, di cui non ricordo più il nome.”[…] vennero seppelliti da alcune donne della zona nei pressi del luogo dell’uccisione</p>
<p><em>Giorgio. Anche lui, come tutti i prigionieri, dopo aver sopportato la fame, le umiliazioni, la degenerazione umana, le malattie aspettava con entusiasmo, speranza, forza di vivere la fine della guerra; ma il tragico destino ha voluto che colui che doveva essere il liberatore si trasformasse in un carnefice. </em>Eppure Giorgio nonostante le continue  minacce e l’incessante propaganda non si era arruolato nelle SS e aveva rifiutato di militare nell’esercito della Repubblica Sociale.</p>
<p>Aveva resistito</p>
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		<title>Vittorio Maldonato</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Dec 2012 12:10:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biografie]]></category>
		<category><![CDATA[Vittorio Maldonato]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa è la storia di Vittorio Maldonato sopravvissuto al naufragio della nave Diocleziano, bombardata dai tedeschi, che tentava di portare in Italia oltre 1500 militari da Spalato. Nato a Sala...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;"><a href="http://www.8settembre1943.info/wp-content/uploads/2010/09/foto.JPG"><img class="alignleft size-medium wp-image-839" title="foto" src="http://www.8settembre1943.info/wp-content/uploads/2010/09/foto-300x262.jpg" alt="foto" width="300" height="262" /></a>Questa è la storia di Vittorio Maldonato sopravvissuto al naufragio della nave Diocleziano, bombardata dai tedeschi, che tentava di portare in Italia oltre 1500 militari da Spalato.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;">Nato a Sala Consilina il 9 giugno 1916. Militare a Livorno Bagni di Casciana dal 15 novembre 1941 al 15 febbraio 1942 battaglione istruzione sergenti universitari Arezzo Scuola Allievi Ufficiali dal 1/3/42 al 15/7 /42. Partenza per la guerra 22/8/42 prima nomina Sacile Il 23/11/1942 viene mandato in Albania a Valona;inviato in licenza (15 giorni + 6 di viaggio)il 7/7/1943.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;">L’8 /7/ 1943 arriva a Durazzo,il 13/7/1943 imbarco e arrivo a Fiume il 19/7/43 (la nave viaggiava solo di giorno);da Fiume va a Grado il 20 luglio e qui in contumacia per alcuni giorni. Finalmente il 5 agosto 1943 arriva ad Alessandria dal fratello e vi resta sino al 2 settembre 43 (aveva avuto altri dieci giorni di licenza straordinaria) .Ritorna a Fiume il giorno 8 settembre e si imbarca il pomeriggio per rientrare al reparto 313° Btg.Costiero di Valona (Albania);arrivato a Spalato il 9 settembre è rimasto al Comando tappa sino al 23/9/1943 poichè la nave non poteva più proseguire (a Spalato vi erano dovunque bandi che invitavano ad andare con Graziani).</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;">La sera dell’otto settembre a Fiume i tedeschi avevano rastrellato tutti i militari italiani.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;">Il 23 settembre del 43 si imbarca sul piroscafo Diocleziano per rientrare a Bari (sulla nave circa 1500 soldati )che parte alle ore 24.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;">Alle ore 7 della mattina del 24 la nave viene colpita dai tedeschi:moltissimi soldati muiono nella stiva… panico a bordo.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;">Naufragio all’isola di Busi ove resta sino al 28 quando un peschereccio italiano raccoglie i naufraghi per portarli a Bari ove arrivano la notte del 30;qui la mattina del 1/10/43 vengono portati con ambulanze americane a Brindisi dove resta sino al 15 dicembre data in cui parte in licenza per Agrigento e vi rimane sino al 20 gennaio</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;">1944.Rientrato a Brindisi il 2/2/1944 viene posto in licenza per 6 mesi senza assegni per motivi di studio(sostiene 4 esami universitari :statistica,geografia economica,storia economica e diritto commerciale presso la facoltà di Economia e Commercio a Palermo).</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;">Il 14 agosto 1944 rientra al battaglione a Brindisi per essere posto in congedo definitivo il 30 dello stesso mese.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;">Nella galleria di immagini trovate la richiesta da parte del Ministero della Difesa di informazioni sul comportamento tenuto dagli ufficiali l&#8217;8 settembre 1943. La risposta di Vittorio Maldonato e un&#8217;immagine di un giornale militare dell&#8217;epoca.</p>
<p><a href="http://www.8settembre1943.info/gallery/maldonato/">Guarda la gallery</a></p>
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		<title>Egisto Gentili</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Nov 2012 08:57:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biografie]]></category>
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		<description><![CDATA[Il soldato Gentili Egisto nasce a Cesena il 13 Marzo 1921. Con lo scoppio della guerra viene arruolato come motociclista ed inviato dapprima a Trieste e poi, nel 1942, in...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.8settembre1943.info/2011/10/egisto-gentili/gentili/" rel="attachment wp-att-1060"><img class="alignleft size-medium wp-image-1060" title="Gentili" src="http://www.8settembre1943.info/wp-content/uploads/2011/10/Gentili-225x300.jpg" alt="Gentili" width="225" height="300" /></a>Il soldato Gentili Egisto nasce a Cesena il 13 Marzo 1921.<br />
Con lo scoppio della guerra viene arruolato come motociclista ed inviato dapprima a Trieste e poi, nel 1942, in Jugoslavia dove si trova coinvolto nelle vicende dell’8 settembre 1943.<br />
In seguito alla firma dell’armistizio, l’11 settembre 1943 viene condotto a tradimento assieme ai compagni a Pola.<br />
Disarmato e trasportato in vagoni piombati partiti da Venezia alla volta dei confini con la Lituania comincia la sua vita da internato nelle baracche e nelle fabbriche al servizio del III Reich in Polonia.<br />
Liberato dall’esercito Russo nell’ottobre 1945, sopravvissuto malamente all’internamento, nel Novembre 1945 rientra in Patria dove riabbraccia la famiglia e comincia una nuova vita da uomo libero.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><object width="420" height="315" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/c1L5fMYBFTw?version=3&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="420" height="315" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/c1L5fMYBFTw?version=3&amp;hl=it_IT" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
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		<title>Elvio Bottalivo</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Nov 2012 11:33:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biografie]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[Elvio Bottalico]]></category>
		<category><![CDATA[Oflag 83]]></category>
		<category><![CDATA[Wietzendorf]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Tenente Elvio Bottalico nasce a Bari il 1° Gennaio 1917. Destinato in Grecia, l’8 settembre 1943 si trova a Corfù dove, appreso dell’armistizio sottoscritto dall’Italia con le truppe alleate,...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2012/11/Bottalico.jpg"><img src="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2012/11/Bottalico-300x225.jpg" alt="" title="Bottalico" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-112" /></a><br />
Il Tenente Elvio Bottalico nasce a Bari il 1° Gennaio 1917.<br />
Destinato in Grecia, l’8 settembre 1943 si trova a Corfù dove, appreso dell’armistizio sottoscritto dall’Italia con le truppe alleate, viene subito disarmato dall’esercito tedesco e tradotto assieme ai compagni nelle terre del Reich.<br />
Qui inizia la sua odissea di internato nei campi destinati agli Ufficiali. Resterà fedele, non prestando alcuna collaborazione con le autorità tedesche,  al giuramento prestato, sino all’Agosto 1945, allorquando verrà liberato dagli Alleati dal campo di Wietzendorf- Oflag 83.</p>
<p><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/P67M5RVHpVA" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Gioacchino Virga</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Oct 2012 19:51:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biografie]]></category>
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		<description><![CDATA[Gioacchino Virga nasce a Palermo il 2 agosto del 1923 da Benedetto Virga, medico condotto nato a S. Giuseppe Jato, e da Anna Granata che muore di parto, lasciandolo piccolo,...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2012/10/GioacchinoVirgaFOTO1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-99" title="GioacchinoVirgaFOTO" src="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2012/10/GioacchinoVirgaFOTO1-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Gioacchino Virga nasce a Palermo il 2 agosto del 1923 da Benedetto Virga, medico condotto nato a S. Giuseppe Jato, e da Anna Granata che muore di parto, lasciandolo piccolo, qualche anno dopo. Lo alleva amorevolmente Francesca Granata nata a Canicattì, sorella minore della madre che poi sposerà il padre in seconde nozze. Da questo matrimonio nasceranno due fratellini: Luigi e Anna.<br />
Completati gli studi superiori viene ammesso il 5 ottobre 1941, in seguito a concorso, alla Regia Accademia di fanteria e cavalleria di Modena. L’otto aprile 1943 viene nominato sottotenente in servizio permanente effettivo nell’arma di fanteria. Inviato al fronte in Grecia viene catturato dalle truppe tedesche il 10 settembre 1943 e deportato in Germania, prigioniero in diversi stalag, dove muore il 14 marzo 1945 di fame e di freddo.</p>
<p>Sulla sua storia viene realizzato il libro a fumetti <a href="http://stalagxb.beccogiallo.net" target="_blank">Stalag XB di Marco Ficarra</a></p>
<p>La sua tomba viene ritrovata solo qualche anno fa ad Amburgo grazie alla rete di parenti di ex IMI.</p>
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		<title>Giovanni Bottignole</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Oct 2012 13:26:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biografie]]></category>

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		<description><![CDATA[Nato a Fonzaso (BL) il 15 febbraio del 1923, si arruolò volontario al CREM il 22 gennaio del 1940. Servizio di Leva presso la Brigata Alpina Julia, 7° Reggimento Battaglione...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2012/10/Bottignole.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-68" title="Bottignole" src="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2012/10/Bottignole-202x300.jpg" alt="" width="202" height="300" /></a><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: large;">Nato a Fonzaso (BL) il 15 febbraio del 1923, si arruolò volontario al CREM il 22 gennaio del 1940. Servizio di Leva presso la Brigata Alpina Julia, 7° Reggimento Battaglione Feltre con il grado di Caporale Maggiore. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: large;">Fu internato il 9 settembre del 1943 a Chiusa D&#8217;Isarco, il giorno successivo alla dichiarazione di armistizio tra l&#8217;Italia e gli alleati. Gli fu assegnata la </span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: large;"><strong>matricola di IMI n° 160964. </strong></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: large;">I lager dove venne tenuto prigioniero furono lo </span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: large;"><strong>STALAG K.d.0.387, </strong></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: large;">poi</span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: large;">lo</span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: large;"><strong>STALAG K.d.0.1304</strong></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: large;"> e infine lo </span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: large;"><strong>STALAG K.d.0.1551.</strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: large;">Venne liberato insieme agli altri prigionieri il 9 luglio del 1945 e rimpatriato il 21 agosto del 1945. Con se aveva il passaporto tedesco da Internato </span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: large;">n° </span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: large;">29340 del 10 febbraio 1945. Da una sua lettera leggiamo “Mamma cara prima cosa voglio rassicurarti sul mio ottimo stato di salute, dico ottimo perché sto proprio bene, lavoro in una fabbrica assieme a tantissimi altri prigionieri come me (…) Mamma mia voglio che tu non ti preoccupi per me, sto bene (riga quasi vuota) sono al sicuro e come mangiare non c&#8217;è da lamentarsi, non posso spiegarvi di più”.</span></span><a href="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2012/10/libretto1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-39" title="libretto1" src="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2012/10/libretto1-235x300.jpg" alt="" width="235" height="300" /></a></p>
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		<title>Alberto Trionfi</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Oct 2012 07:07:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biografie]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Trionfi]]></category>
		<category><![CDATA[IMI]]></category>

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		<description><![CDATA[Nacque a Jesi (Ancona) il 2 luglio 1892 ed iniziò la carriera delle armi il 7 novembre 1911 quale allievo volontario nella Scuola militare di Modena, da dove uscì sottotenente...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_72" class="wp-caption alignleft" style="width: 297px"><a href="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2012/10/ATrionfi01.jpg"><img class="size-medium wp-image-72" title="ATrionfi01" src="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2012/10/ATrionfi01-287x300.jpg" alt="" width="287" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Alberto Trionfi</p></div>
<p>Nacque a Jesi (Ancona) il 2 luglio 1892 ed iniziò la carriera delle armi il 7 novembre 1911 quale allievo volontario nella Scuola militare di Modena, da dove uscì sottotenente dei Granatieri nel febbraio 1913.</p>
<p>Dall’aprile 1914 al marzo 1916 fu in Libia, ove conseguì la promozione a tenente (luglio 1915) e capitano (gennaio 1916). Durante la prima guerra mondiale fu ferito tre volte ricevendo una medaglia di bronzo al Valor Militare.</p>
<p>Dal 1924 al 1926 frequentò con successo i corsi della Scuola di Guerra a Torino.</p>
<p>Promosso maggiore nel gennaio del 1927, venne destinato al Corpo di Stato Maggiore e successivamente al Comando della Divisione Napoli nel gennaio del 1931.</p>
<p>Tenente colonnello nel maggio del 1932, nel 1935 fu nominato capo della Delegazione Trasporti di Napoli.</p>
<p>Nel luglio dell’anno successivo fu trasferito al Corpo di Armata di Napoli, di cui venne nominato sottocapo di Stato Maggiore nell’ottobre.</p>
<p>Promosso colonnello nel settembre 1937, assunse il comando del Terzo Reggimento Granatieri, con il quale nel luglio del 1939 partecipò all’occupazione dell’Albania.</p>
<p>Capo di Stato maggiore della Divisione “Siena” (Napoli) nell’ottobre del 1939, fece ritorno in Albania nel settembre 1940 ma se ne allontanò nuovamente nel dicembre per raggiungere la Divisione “Lombardia” quale Capo di Stato Maggiore.</p>
<p>Nell’aprile del 1941 fu trasferito allo Stato Maggiore, nell’agosto dello stesso anno al Comando Difesa Territoriale di Roma e nel settembre al comando del XVII Corpo d’Armata. Nell’ottobre ebbe il comando della Scuola Militare di Roma.</p>
<p>Promosso generale di brigata nell’ottobre 1942, venne destinato al comando della Divisione “Cagliari”, quale comandante della fanteria divisionale in Grecia a Navarino, nel distretto di Pylos.</p>
<p>L’8 settembre 1943, al ritorno da una breve licenza in Italia, fu preso “prigioniero” dai tedeschi e portato in vagoni piombati in Polonia, nel Lager 64Z situato a Schokken (attuale Skoki). La prigionia durò dal 30 settembre 1943 al 28 gennaio 1945, quando, durante una marcia di trasferimento, in località Kuznica Zelichowaska fu trucidato insieme ai generali Carlo Spatocco, Emanuele Balbo Bertone di Breme, Alessandro Vaccaneo, Giuseppe Andreoli ed Ugo Ferrero.</p>
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		<title>Vittorio Vialli</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Oct 2012 07:07:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biografie]]></category>
		<category><![CDATA[foto]]></category>
		<category><![CDATA[IMI]]></category>
		<category><![CDATA[reportage fotografico]]></category>
		<category><![CDATA[Vittorio Vialli]]></category>

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		<description><![CDATA[Vittorio Vialli nasce a Cles in Val di Non (Trento) il 1° febbraio 1914, quarto di cinque fratelli e una sorella, da Vittorio Vialli, impiegato comunale di Cles, e Maria...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2012/10/vialli.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-56" title="vialli" src="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2012/10/vialli-254x300.jpg" alt="" width="254" height="300" /></a>Vittorio Vialli nasce a Cles in Val di Non (Trento) il 1° febbraio 1914, quarto di cinque fratelli e una sorella, da Vittorio Vialli, impiegato comunale di Cles, e Maria Ferrari.<br />
Per permettere ai figli di studiare, la famiglia si trasferisce dopo qualche anno a Trento dove Vittorio frequenta il Liceo Scientifico “Dei Polentoni”.</p>
<p>Nel 1933 si reca a studiare a Pavia (dove suo cugino Maffo Vialli era un luminare dell’Università, titolare della cattedra di Anatomia Comparata). Essendo molto amante della natura, degli animali e delle sue montagne sceglie di studiare Scienze Naturali con la cugina Giulia Vialli, figura importante della sua vita, anche lei futura docente universitaria.</p>
<p>Nel 1937 si laurea e la sua tesi riguarda le amate marmotte del monte Peller.<br />
In seguito lavora come Conservatore al Museo Civico di Storia Naturale di Milano.<br />
Nel 1941, offertosi volontario, è inviato al fronte greco-albanese con il grado di tenente di fanteria.<br />
In Albania combatte in trincea, mentre in Grecia, a Istmia, presso il canale di Corinto, è aggregato alla Marina Militare Italiana come resposabile del funzionamento strategico del canale, in qualità di geologo. È suo compito perlustrare tutti i giorni il territorio circostante.<br />
Documenta inoltre fotograficamente le sponde del canale per monitorarne lo stato di sicurezza.</p>
<p>Il 21 maggio 1941 sposa per procura la diciassettenne Liana Mazzoldi, nata a Zara e figlia di un trentino, conosciuta a Milano, che sarà la compagna della sua vita.</p>
<p>L’8 settembre 1943, a Istmia, viene catturato dai tedeschi e deportato, dopo un penoso viaggio in carro bestiame durato 30 giorni, in vari campi di concentramento in Polonia e in Germania.</p>
<p>Da quel momento a Vialli viene posta una scelta: aderire con una semplice firma alla Repubblica fascista di Salò, e quindi essere rimandato immediatamente in Italia, a combattere gli alleati a fianco dei nazisti, oppure rimanere prigioniero del nemico. Sceglie la seconda ipotesi, come del resto altri circa 650.000 soldati italiani.<br />
Vialli ama la fotografia, per cui ha sempre con sé la sua Zeiss Super Ikonta  con la quale aveva già documentato la quotidianità della guerra in Grecia e in Albania. Per lui fotografare non è soltanto un hobby, ma uno strumento abituale per il suo lavoro scientifico.<br />
Egli sviluppa e stampa da solo per scegliere le sue inquadrature con un taglio personale. È quindi abituato a scrivere attraverso immagini senza bisogno di ricorrere a tante parole.<br />
E anche in questa drammatica occasione riesce a portare la macchina con sé, riuscendo fortunosamente e inconsciamente a nasconderla durante le numerose perquisizioni. In seguito consegnerà la Zeiss, troppo ingombrante, a un militare tedesco della Wermacht che gliela ridarà alla fine della guerra. Vialli d’ora in poi userà un piccola Leika, molto più maneggevole, datagli dal suo fedele amico e complice Vittorio Paccassoni.</p>
<p><a href="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2012/10/vialli_Pecassoni.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-58" title="vialli_Pecassoni" src="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2012/10/vialli_Pecassoni-300x297.jpg" alt="" width="300" height="297" /></a></p>
<p>Ed è stata questa piccola macchina fargli scattare il desiderio irresistibile di beffare i tedeschi a rischio della propria vita e a dargli la forza di resistere per poter poi raccontare in un diario visivo composto da più di 400 foto, completo, e per questo eccezionale, la sua verità, dal giorno della cattura a quello della liberazione, avvenuta nell’aprile 1945.<br />
Con la macchina nascosta dentro al cappotto o nelle mutande, insieme a un pugno di rullini, smontata e rimontata, finita in un’autoclave per ben due volte, avvolta in stracci, ma sempre riemersa ancora funzionante, Vialli fotografa la vita quotidiana del campo, i suoi carcerieri, il fotografo tedesco che immortala gli internati, gli appelli al gelo, le conferenze, le messe, le lezioni universitarie organizzate dagli ufficiali nelle baracche, le sequenze di un assassinio perpetrato a sangue freddo da una sentinella tedesca, il comandante del lagher, la radio clandestina.<br />
All’inizio del 1945 gli italiani internati rifiutano anche il lavoro agricolo proposto: i tedeschi rispondono riducendo le razioni di cibo agli ufficiali. Avanza la tubercolosi e gli edemi da fame. Il 5 aprile arriva l’ordine di trasferimento solo bagaglio a spalla. Due le destinazioni possibili: Buchenwald o Bergen Belsen, ambedue campi di sterminio. Il trasferimento non avverrà: una divisione corazzata inglese è alle porte di Hannover.</p>
<p>Il 16 aprile 1945 Vialli esce dal campo, fotografa l’avanzata dei carri armati inglesi: l’unica fotografia che risulterà mossa per l’emozione. Documenta i 2.500 morti del cimitero italiano di Fallingbostel, si reca a Bergen Belsen, situato a pochi chilometri di distanza, vede i forni crematori, le fosse comuni. Non ha più il coraggio di scattare, l’unica immagine è quella di una tomba di una quindicenne ebrea italiana che non ce l’ha fatta a sopravvivere alla soluzione finale.<br />
Poco dopo la liberazione, denutrito, pesava infatti 40 Kg, si ammala di pleurite ed è costretto a rimanere nel campo di Bomblitz, trasformato in ospedale militare inglese dove viene curato e trascorre la convalescenza per alcuni mesi. Poi il ritorno in Italia passando per Merano il 30 agosto 1945.<br />
Raggiunge la moglie Liana a Cinisello Balsamo, in provincia di Milano, dove vive sfollata essendo stata bombardata la sua casa in via Cesare Battisti a Milano.<br />
Riprende il lavoro di conservatore al Museo di Storia Naturale, che nel frattempo era stato anch’esso bombardato.<br />
Si occupa della sua rimessa in funzione, allestendo le prime sale didattiche, e attuando importanti scambi di materiali fossili con varie nazioni, per esempio facendo arrivare dagli Stati Uniti uno scheletro completo di dinosauro in cambio di pesci fossili del monte Bolca.</p>
<p>Nel frattempo nel 1947 era nata la figlia Silvana.</p>
<p>Nel 1951 la famiglia si trasferisce a Milano dove nel 1953 nasce il figlio Bruno.</p>
<p>Nel 1957 diventa vicedirettore del Museo.<br />
Nel 1961 vince la neocattedra di Geologia e Paleontologia dell’Università di Bologna.<br />
Si trasferisce con tutta la famiglia nel capoluogo emiliano dove affiancherà la passione per la ricerca a quella dell’insegnamento, distinguendosi con il suo atteggiamento controcorrente e ostile verso la baronia universitaria dai poteri occulti.<br />
Sarà molto amato dagli studenti e stimato dai colleghi.<br />
.<br />
Nel 1965 è il responsabile del recupero e del restauro di uno scheletro completo di balena fossile rinvenuto in val di Zena, nei pressi di Bologna.<br />
Allestisce una sala didattica all’avanguardia, ancora oggi molto attuale e usata dagli studenti, a lui oggi intitolata, presso il Museo Capellini. Attraversa “indenne” le turbolenze studentesche del 1968, comportandosi da uomo giusto e illuminato.<br />
Dal 1970 al 1980 ricopre la carica di direttore di Istituto e anche di direttore del Museo di Paleontologia Capellini.</p>
<p>Nel 1975, la moglie Liana, assieme ai figli Silvana e Bruno, lo spinge a pubblicare il primo libro “Ho scelto la prigionia” contenente una parte delle foto scattate durante la prigionia. (Liana lo aiuterà soprattutto nel difficile e doloroso lavoro di cernita, stampa e ricostruzione delle didascalie in rigoroso ordine cronologico). Per lui è un lavoro faticoso e doloroso. Questo libro viene stampato dalla casa editrice Patron e ha una distribuzione assai limitata.</p>
<p>In questi anni pubblica parecchi articoli e due libri ancora oggi usati dagli studenti: “Geografia” Ed. Patron, Bologna e “Lezioni di paleontologia” Ed. Pitagora, Bologna.</p>
<p>Nel 1979 Vittorio subisce un primo infarto e da allora il suo fisico, ma soprattutto il suo morale vengono compromessi.</p>
<p>Nel 1982 l’ANEI con sede a Roma pubblica un secondo libro “Ho scelto la prigionia” con le stesse foto migliorandone la qualità, ma questo volume addirittura non viene neanche venduto in libreria, ha una bassissima tiratura e un circuito limitato.</p>
<p>Il 5 febbraio 1983 Vittorio Vialli, dopo un secondo infarto, viene colpito da ictus e muore improvvisamente.<br />
Nel 2001 la famiglia dona all’Istituto Storico Parri di Bologna l’intero fondo Vialli, costituito dai negativi originali delle oltre 400 immagini.<br />
Da questo momento le foto incominciano finalmente a circolare seriamente anche in Italia.<br />
In Germania infatti l’interesse degli storici tedeschi è sempre stato in tutti questi anni molto vivo. Il lavoro di Vialli è stato giustamente apprezzato e studiato: sono state fatte mostre, scritto articoli, la famiglia è stata invitata sia a Sandbostel che a Bergen Belsen.</p>
<p>Nel 2005 è uscito il volume “Storia fotografica della prigionia dei militari italiani in Germania” curato da Adolfo Mignemi, Ed. Bollati Boringhieri, Torino, dove viene fatta un analisi storica accuratissima del materiale del Fondo Vialli.</p>
<p>Nel settembre 2007 a Rimini è stata inaugurata una mostra itinerante intitolata “Prigionieri per la libertà” finanziata dalla CISL e curata da Gino Taraborelli che ha destato molto interesse.</p>
<p>Qui tutta la biografia completa con diverse foto e disegni di Vittorio Vialli.<a href="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2012/10/vialli_bio.pdf">vialli_bio</a></p>
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		<title>Leo Melandri</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Sep 2012 11:44:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biografie]]></category>

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		<description><![CDATA[la cattura L&#8217;avventura tedesca di Leo Melandri ebbe inizio dopo l&#8217;8 settembre 43 a Bologna, quando una mattina davanti al portone della caserma Parisio , in via Toscana, si presentò...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_26" class="wp-caption alignleft" style="width: 272px"><a href="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2012/09/Leo-Melandri.jpg"><img class="size-medium wp-image-26" title="Leo Melandri" src="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2012/09/Leo-Melandri-262x300.jpg" alt="" width="262" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Leo Melandri</p></div>
<h2><strong>la cattura</strong></h2>
<p>L&#8217;avventura tedesca di Leo Melandri ebbe inizio dopo l&#8217;8 settembre 43 a Bologna, quando una mattina davanti al portone della caserma Parisio , in via Toscana, si presentò un carro armato tedesco con il cannone puntato.</p>
<p>Leo Melandri non era al fronte, trascorreva la guerra a Bologna in quanto una legge vietava che molti maschi di una stessa famiglia andassero in combattimento.</p>
<p>A Bologna Leo faceva l&#8217;istruttore di guida sui carri armati e lavorava in ufficio. Era anche stato mandato in piazza Maggiore contro gli scioperi e le dimostrazioni, ed in un&#8217;occasione il plotone aveva sparato in aria per disperdere i dimostranti.</p>
<p>I carristi della caserma si trovavano prigionieri, quella notte molti tentarono di uscire dal retro ma il trambusto mise in allarme i tedeschi che preclusero la via di fuga.</p>
<p>Il giorno successivo furono tutti portati nella caserma in viale Panzacchi in attesa del trasferimento.</p>
<p>Proprio quel giorno la sua giovane moglie Giulia era venuta a Bologna, con un viaggio avventuroso, e riuscì ad incontrarlo. Gli lasciò la grossa pagnotta che gli aveva portato.</p>
<p>Leo si ritrovò quindi sul treno stipato di prigionieri, in viaggio verso il confine.</p>
<p>Nell&#8217;ultima carrozza del convoglio c&#8217;erano i tedeschi con la mitragliatrice, pronti a sparare contro coloro che si buttavano dal treno. I militari italiani stavano a turno sul predellino dello sportello, pronti a lanciarsi se avessero visto una scarpata erbosa od un fiume. Molti fecero una fine orribile o falciati dalla mitraglia o sotto le ruote del treno. Mio padre non ebbe occasione di saltare nei 10 minuti del suo turno.</p>
<p>Dopo giorni di viaggio, nei quali potè almeno consumare quel pezzo di pane, arrivarono nel nord della Germania. Scesi dal treno fu loro ordinato di raccogliere le zolle di terra in un campo, e si avviarono a piedi verso il campo di concentramento. La terra serviva per pavimentare il cortile.</p>
<p>.</p>
<h2>Traduttore e falegname</h2>
<p>Non sappiamo quanto tempo restò al campo, probabilmente non molto perché quello era un luogo di smistamento, da lì si veniva spediti in fabbrica od in miniera, tutti lavori pericolosi e mal nutriti.</p>
<p>In poco tempo Leo riuscì ad apprendere qualche parola di tedesco, tanto che veniva chiamato in ufficio per fare da interprete tra i nuovi prigionieri italiani arrivati ed i soldati tedeschi. Contrariamente a molti prigionieri lui non si era lasciato prendere dallo sconforto, e quella mattina &#8211; racconta &#8211; era andato dal barbiere. I prigionieri furono fatti schierare nel cortile e mostrati a civili tedeschi. Un contadino cercava un bottaio e Leo, che aveva lavorato anche in falegnameria, si fece avanti. Il suo aspetto pulito e la sua bassa statura dovettero piacere al grosso Arnold, che lo scelse tra altri e se lo portò a casa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>La vita nel lager e poi in famiglia</h2>
<p>Iniziò così una nuova esperienza per Leo, che dormiva in baracca in un piccolo lager ma lavorava e mangiava in famiglia.</p>
<p>Era finito in un piccolo borgo agricolo a 5 chilometri dal confine con l&#8217;Olanda, di nome Uelsen. Dovette studiare di nuovo perché lì molti parlavano una lingua di confine, quel tedesco-olandese detto Plattdeutsch.</p>
<p>Leo venne messo in una piccola stanza dove con attrezzi da falegname doveva tagliare le doghe ed i coperchi di piccole botticelle di legno e poi assemblarle, esse servivano per contenere il burro. Il prigioniero che era stato lì prima di lui era molto bravo, ma presto Leo riuscì a superarlo nel numero di botticelle fabbricate.</p>
<p>Quando la famiglia lo richiedeva Leo andava nel campo a dare una mano. A tavola c&#8217;era sempre cibo sufficiente. La famiglia era composta da quattro persone: il grosso Arnold, la moglie  Giovanna  e due bambine, Bernardine e Dorette.</p>
<p>Arnold era un contadino dai modi grossolani, la moglie invece veniva dalla città, dopo una delusione amorosa la famiglia le aveva scelto il marito in campagna. Lei era gentile e lavava anche i panni del prigioniero. In poco tempo Leo fece amicizia con quella famiglia.</p>
<p>Un giorno arrivò un aereo e cominciò a mitragliare, Arnold perse la testa ed invece di ripararsi corse e si scontrò più volte col muro della casa.</p>
<p>La casa aveva i muri con pietra a vista rossi come tutte quelle del nord, il tetto a punta e le tendine alla finestra, sul retro l&#8217;officina, l&#8217;orto e lo stagno. A fianco della porta d&#8217;ingresso una scritta diceva Arnold Niehoff, bottaio.</p>
<h3><strong>Il lager</strong></h3>
<p>Dentro la baracca si dormiva in letti a castello. Naturalmente occorreva rispettare disciplina e buone maniere. I tedeschi non ammettevano furto o sporcizia, non era questione di prigionia ma di mantenere la dignità di uomini. Il capo baracca era stato mandato via perché aveva infranto le regole. Leo fu fatto capo-camerata ed i compagni lo prendevano in giro per la sua bassa statura. Oltre alla disciplina era suo compito acquistare la botte di birra alla quale tutti potevano attingere lasciando sul piattino le monete del pagamento. Molti dormivano in baracca perché lavoravano nelle case o negozi del paese.</p>
<h3><strong>Uelsen</strong></h3>
<p>Il paese emerge dalla campagna grazie alla grossa chiesa ed al campanile. Di fronte alla chiesa si trova il vecchio municipio, vicino al cimitero un vecchio mulino a pale in pietra. Un ombroso  sacrario vicino al mulino ricorda i caduti delle due grandi guerre. Sulla lapide la frase: &#8220;i sopravvissuti per ammonimento&#8221;.</p>
<p>Durante la guerra c&#8217;erano sicuramente alcune birrerie ed un negozio di orologiaio dove lavorava un prigioniero italiano. Nel 1971 ho potuto vedere la strada principale selciata con i ciottoli, che Leo e gli altri soldati erano stati inviati a costruire.</p>
<p>La campagna circostante è composta da campi e prati, poi di basse colline e ciuffi di alberi, dai quali allora spuntavano le canne dei carri armati mimetizzati. Verso l&#8217;Olanda c&#8217;erano grandi campi di erica. Da lì si poteva osservare in lontananza la partenza dei razzi V2 diretti su Londra.</p>
<h3><strong>I contadini (Bover)</strong></h3>
<p>Nel ricordo di Leo essi non vivevano bene la fine della guerra, raccontavano che gli olandesi facevano puntate in Germania per razziare e vendicarsi dei torti subiti in passato. In un&#8217;occasione un tedesco che era esploso in una esclamazione di rabbia era stato ucciso con una raffica di mitra.</p>
<p>La sera Leo andava a trovare i contadini poiché aveva libertà di movimento, essi lo pregavano di ascoltare Radio Londra in tedesco e di raccontare ciò che era stato detto. Era quello l&#8217;unico modo per conoscere come andava la guerra, le notizie sgradevoli venivano censurate. Avevano bisogno della spiegazione perché il loro grado di cultura non permetteva di comprendere il tedesco veloce di una emittente radio.</p>
<h3><strong>La vita in famiglia</strong></h3>
<p>Dopo qualche tempo Leo restò a dormire in casa, alloggiava nello spazio angusto sotto il tetto. Era diventato della famiglia, ma era pur sempre un lavoratore straniero e lo stato tedesco era inflessibile: un giorno arrivarono i finanzieri e multarono Arnold che non aveva fatto i versamenti di legge per il suo dipendente Leo!</p>
<p>Ogni tanto arrivava posta dall&#8217;Italia e qualche pacco di viveri.  Leo cercava di far capire di non avere bisogno, ma i suoi codici inventati non erano concordati né capiti. C&#8217;era anche la censura che cancellava le frasi. In una lettera ad un amico Leo chiese quanti del paese erano andati dalla Moda. Moda era il nome del guardiano del cimitero, così apprese i nomi dei caduti.</p>
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<h2>L&#8217;arrivo del fronte</h2>
<p>Era avvenuto lo sbarco in Normandia, tutti sapevano che la guerra si stava avvicinando, tra le truppe tedesche iniziò un indaffararsi. I prigionieri venivano prelevati e mandati a scavare le trincee.</p>
<p>Questo lavoro avveniva anche in Italia sulla linea gotica, dove i tedeschi assumevano lavoratori tramite la Tod.</p>
<p>Melandri dovette andare a scavare le trincee ma aspettava l&#8217;occasione per fuggire. Il lavoro al fronte poteva essere pericoloso e con la Germania che si stava sfaldando conveniva non stare a contatto con l&#8217;esercito.</p>
<p>Anche fuggire in molti non era consigliabile, un grosso gruppo di sbandati sarebbe stato facilmente notato; Leo aveva il problema che i prigionieri italiani volevano fuggire con lui. Finalmente un giorno si ritrovarono in due soli su una strada: si erano sganciati. Venne loro incontro un bambino in bicicletta, i parenti lo avevano mandato per avvisarli che in fondo a quella strada c&#8217;erano le SS.</p>
<p>Leo racconta che c&#8217;era differenza tra SS e soldati, e le SS non erano ben viste anche dalla popolazione civile.</p>
<p>Non sappiamo quanto tempo sia durata la fuga, i due andavano a piedi e qualche volta si fermavano dai contadini. Il fronte si avvicinava. Un giorno erano ospiti di un contadino in cambio di lavoro, erano a tavola quando arrivarono le cannonate. I due italiani si offrirono di mettere al sicuro le mucche ed uscirono all&#8217;aperto.   Furono raggiunti da un tank inglese che iniziò a sparare con la mitragliatrice. Il suo compagno ebbe paura e fu subito colpito al ventre. Leo cercava di sfuggire alle raffiche rotolandosi sul terreno, vedeva arrivare la scia delle pallottole che colpivano il terreno e rotolava oltre quella striscia. Finalmente fu colpito alla schiena, non potendo muoversi restò sdraiato a guardare il soldato sul carro che ricaricava tranquillamente l&#8217;arma e prendeva la mira. Pensò solo: sono morto. La scia delle pallottole arrivò fino alla sua testa e lui si finse morto, la fronte bagnata di sangue. Soddisfatto, il tank si allontanò.</p>
<p>Dopo poco giunse il contadino che caricò i due corpi sulla carriola e li portò nella stalla. Anche dopo 20 anni Leo conservava i segni delle schegge sulla fronte.</p>
<p>Fu poi portato all&#8217;ospedale e medicato. La pallottola aveva rotto l&#8217;ultima vertebra della colonna, si rischiava la cancrena e la paralisi. Il giovane dottorino non aveva medicine adatte, mancava perfino la pennicillina. Il padre del dottore, che era professore in un altro ospedale, andò a vederlo e gli consigliò di curare Leo con dei bagni nell&#8217;acqua fredda.</p>
<p>Per un mese Leo veniva sollevato ed immerso in una vasca d&#8217;acqua, ed il metodo si rivelò efficace.</p>
<p>Nel frattempo la Germania si era arresa, gli italiani circolavano liberamente. Un giorno si presentarono alcuni che cercavano un italiano: Leo lo conosceva e li informò che purtroppo era morto. Meglio così, dissero quelli, eravamo venuti per ucciderlo.</p>
<p>Una notazione interessante riguarda la suora-infermiera dell&#8217;ospedale. Poiché molti uomini non erano tornati a casa dalla guerra ed i campi avevano bisogno di forza lavoro, ella proponeva agli italiani di sposare una vedova tedesca, in tal modo avrebbero acquisito la proprietà della terra ed un lavoro sicuro. Leo rifiutò la proposta perché a casa aveva la moglie ed una figlia che lo attendevano.</p>
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<h2>Il ritorno</h2>
<p>Leo fu presto in grado di stare in piedi . Andò a salutare i conoscenti di Uelsen e fu imbarcato su di un treno ospedale diretto in Italia. Anche questo fu un viaggio lungo e travagliato, al Brennero incrociarono un treno carico di tedeschi, anche loro tornavano a casa.</p>
<p>In Italia trovarono il paese distrutto e l&#8217;inflazione alle stelle. Per salutarsi, i compagni di viaggio misero insieme le lire rimaste ed andarono in osteria a farsi una bella bevuta.</p>
<p>L&#8217;ultimo tratto Leo lo fece a piedi, e chi lo conosceva anticipò in paese la notizia del suo ritorno.</p>
<p>Finalmente poté riabbracciare la moglie e la figlia Domenica, che erano stare profughe al passaggio del fronte sul Senio, e trovò la casa semidistrutta.</p>
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<h2>I luoghi della storia</h2>
<p>Uelsen è un piccolo paese nel nord della Germania, a cinque chilometri dal confine olandese. Dista da Bologna circa 1.400 chilometri. Si trova nel Land Niedersachsen (Bassa Sassonia). Il capoluogo di provincia è a Bentheim dove si può visitare un bel castello. La città più vicina è Norton, a 10 Km., la più grossa nelle vicinanze è Lingen. Il campo di concentramento si trovava probabilmente a Meppen.</p>
<p>Il periodo storico va dall&#8217;8 settembre 1943 al 1945/1946.</p>
<p>Fusignano, provincia di Ravenna, 5.000 abitanti, paese della Romagna sulla via San Vitale verso Ravenna, si trova vicino a Lugo.</p>
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