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	<title>8 settembre 1943</title>
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	<description>IMI Internati Militari Italiani, con questa sigla comincia l&#039;odissea di oltre 700.000 soldati italiani dopo l&#039;8 settembre 1943.</description>
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		<title>Ho scelto la prigionia &#8211; il documentario</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jan 2016 09:48:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>

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		<description><![CDATA[HO SCELTO LA PRIGIONIA diario di un Internato Militare Italiano in onda su Rai Storia soggetto, sceneggiatura e regia Francesco Conversano, Nene Grignaffini una produzione Rai Cultura realizzato da Movie...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>HO SCELTO LA PRIGIONIA<br />
diario di un Internato Militare Italiano<br />
in onda su <strong>Rai Storia</strong></p>
<p>soggetto, sceneggiatura e regia <strong>Francesco Conversano, Nene Grignaffini</strong><br />
una produzione Rai Cultura<br />
realizzato da Movie Movie<br />
testo e consulenza storica <strong>Luca Alessandrini</strong><br />
riprese <strong>Salvatore Varbaro</strong><br />
suono e montaggio <strong>Stefano Barnaba</strong><br />
con <strong>Silvana Vialli e Bruno Vialli, Marco Ficarra, Francesco Guccini, Alberto Guareschi, Mariarosa Pancaldi, Luisa Raffaelli, Mario Avagliano, </strong></p>
<p><strong>Comunicato stampa di RaiStoria</strong><br />
Dopo l’8 settembre 1943, decine di migliaia di ufficiali, sottufficiali e soldati italiani vennero catturati dai tedeschi che erano stati, fino a quel momento, i loro alleati. Oltre settecentomila furono i deportati in Germania e in Polonia, in ventimila morirono nei campi di prigionia. A loro &#8211; gli lnternati Militari ltaliani &#8211; è dedicato il documentario “Ho scelto la prigionia”, firmato da Francesco Conversano e Nene Grignaffini, in onda mercoledì 13 gennaio alle 22.30 su Rai Storia. “Fu il prezzo drammatico pagato al fascismo e alle sue volontà di potenza e al contempo, il primo momento di resistenza” per la successiva scelta dei militari di rimanere prigionieri in Germania, ha scritto la storica Rossella Ropa. Durante la prigionia i tedeschi sottoposero i militari italiani a un trattamento punitivo, la cosiddetta “alimentazione proporzionata alla produttività” riducendoli, denutriti, al limite dello sfinimento. Il campo di concentramento diventò così per ognuno di loro il luogo della lotta per l’affermazione della dignità umana prima ancora di quella dell’essere soldati, il luogo in cui salvaguardare la propria identità, una sorta di luogo in cui praticare “l’educazione alla democrazia”, il momento in cui elaborare la crisi morale e materiale del proprio Paese, gli errori e le colpe del fascismo.<br />
Filo conduttore del documentario sono le immagini fotografiche scattate clandestinamente dal tenente Vittorio Vialli. Durante l’internamento, Vialli diventa una sorta di “fotografo clandestino” che gode della solidarietà dei compagni di prigionia e realizza una sorta di “reportage”, unico in tutta Europa. Sono quattrocentocinquanta scatti fotografici, sviluppati e stampati solo alla fine della guerra, all’interno dei quali è evidente un suo personale sguardo e “punto di vista” estetico e formale sull’avvenimento fotografato. La documentazione fotografica comincia il primo giorno della sua cattura, l’8 settembre del ‘43, e termina il giorno della sua liberazione, quando ritorna in Italia nel settembre del ‘45 e scatta l’ultima foto al Brennero.<br />
Attraverso le foto di Vialli, rivive la triste vicenda comune a centinaia di migliaia di prigionieri italiani; le sue fotografie raccontano la vita quotidiana dei soldati durante la prigionia, dalla lotta per la sopravvivenza fino al loro ritorno a casa.<br />
Il racconto è arricchito dai frammenti dei diari scritti da militari internati nei lager tra cui quello di Giorgio Raffaelli e dello scrittore Giovanni Guareschi, compagno di prigionia di Vialli. Le immagini di repertorio dei campi di prigionia e della guerra, saranno un altro elemento di testimonianza di quella drammatica esperienza. Infine gli interventi di illustri storici e le testimonianze di alcuni familiari degli ex-internati, contribuiranno alla “ricostruzione” della memoria della vicenda.</p>
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		<title>Mostra &#8211; Internati Militari Italiani nei lager nazisti &#8211; Bitonto (Bari)</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jan 2016 09:40:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[La mostra, a cura di Mimmo Ciocia e Laura Fano, allestita a Bitonto (BA) presso l’Aula Magna dell’ I.T.T.S. “Alessandro Volta”, ripercorre la vicenda degli IMI dalla cattura al ritorno...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La mostra, a cura di <strong>Mimmo Ciocia</strong> e <strong>Laura Fano</strong>, allestita a Bitonto (BA) presso l’Aula Magna dell’ I.T.T.S. “Alessandro Volta”, ripercorre la vicenda degli IMI dalla cattura al ritorno a casa, utilizzando materiali dell’epoca, proposti nella loro integrità e forza documentaria: fotografie scattate nei campi da prigionieri consapevoli che, con quel gesto, stavano rischiando la morte; pagine di diari scritti nelle baracche; frammenti di lettere spedite dai campi ai familiari; piccoli oggetti, documenti, disegni, reliquie laiche e religiose di quella lunga stagione di sofferenza.</p>
<p>La mostra, a partire dal <strong>20 gennaio</strong> <strong>fino al 30 gennaio 2016</strong>, sarà liberamente  aperta al pubblico e alle scuole secondarie in orario scolastico, dalle ore 8.30 alle ore 12.30. L’iniziativa scolastica ottempera al progetto comunale “Memento: ricorda, conosci, medita, impara”, finalizzato a sensibilizzare soprattutto le giovani generazioni affinché attraverso il ricordo, la conoscenza la riflessione sugli eventi accaduti sappiano prevenire il ripetersi di simili follie.</p>
<p>Nella mattinata del 27 gennaio in occasione della giornata della memoria presso il Cinema Coviello di Bitonto Laura Fano terrà un intervento dal Titolo &#8221; <strong>Gli Internati Militari Italiani, ragioni di una rimozione intellettuale di massa</strong>&#8220;.</p>
<p><span id="more-268"></span>
<a href='https://www.8settembre1943.info/main/mostra-internati-militari-italiani-nei-lager-nazisti-bitonto-bari/imi_bitonto00/' title='IMI_Bitonto00'><img width="150" height="150" src="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2016/01/IMI_Bitonto00-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="IMI_Bitonto00" title="IMI_Bitonto00" /></a>
<a href='https://www.8settembre1943.info/main/mostra-internati-militari-italiani-nei-lager-nazisti-bitonto-bari/imi_bitonto01/' title='IMI_Bitonto01'><img width="150" height="150" src="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2016/01/IMI_Bitonto01-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="IMI_Bitonto01" title="IMI_Bitonto01" /></a>
<a href='https://www.8settembre1943.info/main/mostra-internati-militari-italiani-nei-lager-nazisti-bitonto-bari/imi_bitonto02/' title='IMI_Bitonto02'><img width="150" height="150" src="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2016/01/IMI_Bitonto02-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="IMI_Bitonto02" title="IMI_Bitonto02" /></a>
<a href='https://www.8settembre1943.info/main/mostra-internati-militari-italiani-nei-lager-nazisti-bitonto-bari/imi_bitonto03/' title='IMI_Bitonto03'><img width="150" height="150" src="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2016/01/IMI_Bitonto03-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="IMI_Bitonto03" title="IMI_Bitonto03" /></a>
</p>
<p><strong>L’8 Settembre 1943 fu lo sfacelo totale dello Stato Italiano, ma anche la disgregazione dell’esercito.</strong></p>
<p>Il fascismo era caduto alla fine del mese di luglio e ne restavano le gravi e pesanti conseguenze. Una guerra rovinosa, non sentita, né voluta, dalla quale era difficile uscire, tanto sospettosi e vigilanti erano i nostri “imposti” alleati, e così incuneate e intrecciate le loro truppe dentro i gangli stessi dei nostri reparti. Un’astuta manovra che si era sviluppata più rapida negli ultimi mesi, gabellandosi come soccorso fraterno dopo la caduta della Sicilia.</p>
<p>Il Generale Badoglio, che presiedeva il Governo, annunciò la fine delle ostilità contro gli Anglo-Americani, ma le Forze Armate che nella lunga e disastrosa guerra voluta dal nazifascismo si erano battute su tanti fronti con estremo valore – nonostante nobili sparsi episodi di resistenza e memorabili sacrifici di sangue- rimasero quasi ovunque senza precise disposizioni davanti al rovesciamento delle alleanze e si sgretolarono. Attanagliate dalle forze tedesche abilmente dislocate sullo scacchiere europeo, prive di sufficienti armamenti, chiamate improvvisamente a mutare nemico da un proclama tanto infelice quanto ambiguo, caddero nel giro di pochi giorni prigioniere dei tedeschi, gli alleati di ieri che improvvisamente diventavano il nemico.</p>
<p>L’annuncio dell’armistizio dell’8 settembre e il caos che ne seguì si fissarono con particolare nitidezza nella memoria dei soldati italiani e delle loro famiglie.</p>
<p>Per centinaia di migliaia di soldati catturati dai tedeschi cominciò allora una lunga e sofferta “odissea”. Nelle angosciose giornate che seguono la resa la famiglia Reale fugge, col Governo, da Roma a Brindisi; mancano i collegamenti, i Comandi si polverizzano, solo pochi riescono a rifugiarsi sui monti o a darsi alla macchia.  Dove erano giunti ordini abbastanza chiari o dove i Comandanti, d’iniziativa, avevano sopperito con il loro senso di responsabilità, si era combattuto contro i nazisti, con poca fortuna. Dalle isole Egee alla Corsica, quei giorni di Settembre avevano visto episodi di audacia, di valore indomito e disperato, spesso vano come a Lero e Cefalonia. Per tutti gli altri il destino fu la deportazione in massa nei lager del terzo Reich dove divennero “Schiavi di Hitler”.</p>
<p>Lunghi convogli insaccarono allora in vagoni piombati miglia e migliaia di soldati e ufficiali, li trascinarono per giorni e giorni, fino ai lontani lager dislocati in tutta l&#8217;Europa, affamati, maltrattati avviliti. I campi di concentramento nazisti , chiusi da reticolati, sorvegliati da alte torrette, imprigionarono oltre 750.000 italiani. Furono classificati dai nazisti Internati Militari Italiani (I.M.I.) e privati dalle tutele previste dalla Convenzione di Ginevra per i prigionieri di guerra.</p>
<p>Gli accordi tra i due dittatori Hitler e Mussolini resero ancora più dura la loro prigionia: non ebbero alcuna protezione o aiuto dalla Croce Rossa Internazionale, soffrirono il freddo di rigidissimi inverni, i più acuti morsi della fame e le sevizie. I soldati furono adibiti ai lavori nelle miniere, nelle fabbriche, nelle officine, nei campi, piegati a fatiche durissime senza sostegno di sufficiente alimentazione. Gli ufficiali rifiutarono in massa il lavoro, finché fu possibile…</p>
<p>Deportati, più che prigionieri, in gran parte privi delle notizie dalle famiglie, trascorsero lunghi mesi tra sofferenze fisiche e tormenti morali, sapendo le loro città occupate da eserciti stranieri, teatro di combattimenti, persecuzioni, violenze, la Patria divisa in due tronconi; i propri cari in pericolo. Cinquantamila di loro morirono in prigionia o immediatamente dopo a causa degli stenti, delle malattie o dei maltrattamenti subiti. La stragrande maggioranza rifiutò di tornare a combattere al fianco dei tedeschi o per l’Italia di Salò, e tale rifiuto divenne, di fatto, uno dei primi atti della Resistenza al nazifascismo.</p>
<p>Una resistenza muta, silenziosa che si protrasse per 19 lunghi mesi. Il loro ritorno in Patria fu molto difficile e doloroso. La loro esperienza, troppo complicata e lontana dagli schemi di una storia di eroi, passò sotto il silenzio.</p>
<p>La sorte riservata a circa 750.000 militar italiani, fatti prigionieri dai tedeschi nei turbolenti giorni successivi all’8 settembre 1943, è stata per molti decenni completamente rimossa dalla memoria collettiva. Al massimo, una specie di “storia minore, meritevole di qualche riconoscimento, ma non di attenzione autentica né di ricerche sistematiche”.</p>
<p>Nel dopoguerra i reduci erano troppi e troppo diversi. L’Italia postbellica aveva solo voglia di dimenticare e di ricominciare a vivere. I reduci furono quindi dimenticati.</p>
<p>Non importava a nessuno che oltre mezzo milione di soldati e ufficiali &#8211; avanguardia imponente e tragica delle schiere dei “politici”, degli Ebrei, dei civili rastrellati per rappresaglia in tutta la Penisola &#8211; avesse rifiutato di collaborare con i nazifascisti, preferendo la fame, il lavoro forzato e in numerosi casi la morte. L’Italia della ricostruzione e dello sviluppo industriale aveva troppo da fare e altre mete più fascinose da inseguire per ricordarsi degli IMI. Così accadde che quel dramma collettivo finì nell’oblio.</p>
<p>Vincitori e vinti, come osserva Giogio Rochat, non amano ricordare i prigionieri di guerra, testimoni scomodi di oscure vicende mortificanti e soprusi.</p>
<p>Ma gli Internati militari non sono da considerare “vinti” perché optarono individualmente e volontariamente per la “Via del Lager” senza barattare il ritorno a casa con una comoda ma disonorevole libertà: e a guerra finita, in un contesto di ignoranza e incomprensione si chiusero in un silenzioso riserbo consci del valore del proprio comportamento e dignitoso decoro. Né quanti avrebbero potuto e dovuto farlo aprirono con loro un dialogo chiarificatore.</p>
<p>La Puglia ha voluto ricordare, in occasione del mese dedicato alla Memoria, questo importante capitolo della nostra Storia con una mostra dedicata ad una delle pagine più nobili e generose della resistenza italiana.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Binario morto</title>
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		<pubDate>Sat, 02 May 2015 20:14:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Binario morto Diario di un pittore internato a Semlin, Versen e Fullen Ferruccio Francesco Frisone a cura di Eric Gobetti, Victoria Musiolek, Cristian Pecchenino arabAFenice Catturato dai tedeschi in Albania...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Binario morto</strong><br />
Diario di un pittore internato a Semlin, Versen e Fullen</p>
<p><strong>Ferruccio Francesco Frisone</strong></p>
<p>a cura di Eric Gobetti, Victoria Musiolek, Cristian Pecchenino<br />
arabAFenice</p>
<p>Catturato dai tedeschi in Albania dopo l&#8217;armistizio dell&#8217;8 settembre 1943, Ferruccio F. Frisone subisce una lunga prigionia come internato militare (IMI): prima a Semlin, presso Belgrado, poi, ai confini con l&#8217;Olanda, a Versen e nel Lazarett di Fullen, il Lager-ospedale tristemente noto come &#8220;campo della morte&#8221;. Per più di 600 giorni Frisone tiene un diario, che qui viene pubblicato per la prima volta in versione integrale e corredato dai 109 disegni realizzati durante l&#8217;internamento. Si tratta di una fonte documentaria straordinaria che racconta una quotidianità intima, sospesa e dolorosa, fatta di fame, freddo, malattia, ma anche di sforzi disperati per conservare la dignità. Una testimonianza &#8220;per diario e immagini&#8221; che si fa prezioso tassello per quella storia degli italiani tra il 1943 e il 1945.</p>
<p><a href="http://www.arabafenicelibri.it/scheda-libro/ferruccio-francesco-frisone/binario-morto-9788866172581-256131.html">Lo trovate qui</a></p>
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		<title>Si riapre la questione dei risarcimenti</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Oct 2014 16:31:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Riportiamo un breve nota d&#8217;agenzia sulle dichiarazione della Corte costituzionale in merito ai diritti individuali che riapre la questione dei risarcimenti. Un atto di giustizia che si riconcilia con la...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riportiamo un breve nota d&#8217;agenzia sulle dichiarazione della Corte costituzionale in merito ai diritti individuali che riapre la questione dei risarcimenti. Un atto di giustizia che si riconcilia con la verità storica e con le vittime della deportazione. &#8220;Nell’odierna camera di consiglio, la Corte Costituzionale ha dichiarato che il principio dell’immunità degli Stati dalla giurisdizione civile degli altri Stati, generalmente riconosciuto nel diritto internazionale, non opera nel nostro ordinamento, qualora riguardi comportamenti illegittimi di uno Stato qualificabili e qualificati come crimini di guerra e contro l’umanità, lesivi di diritti inviolabili della persona garantiti dalla Costituzione&#8221;.</p>
<p>Pertanto, la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale delle norme di diritto interno che impediscono al giudice italiano di accertare l’eventuale responsabilità civile di un altro Stato per tali gravissime violazioni, commesse nel territorio nazionale a danno di cittadini italiani&#8221;. &#8221;Queste norme precisamente perché impediscono l’accertamento giurisdizionale di tale responsabilità e dell’eventuale diritto al risarcimento dei danni subiti dalle vittime, sono state giudicate lesive dei principi fondamentali dell’ordinamento costituzionale sanciti dagli artt. 2 e 24 della Costituzione&#8221;.</p>
<p>adn Kronos 22 ottobre 2014</p>
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		<title>Internato 82958</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Sep 2014 08:31:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Mio zio Gioacchino Virga internato nr 82958&#8243; intervista a Marco Ficarra realizzata da Nazareno Giusti. Marco Ficarra racconta la storia dello zio internato militare in Germania attraverso una graphic novel...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Mio zio Gioacchino Virga internato nr 82958&#8243; intervista a Marco Ficarra realizzata da Nazareno Giusti. Marco Ficarra racconta la storia dello zio internato militare in Germania attraverso una graphic novel &#8220;Stalag XB&#8221; edizione Becco Giallo. Il prossimo video che verrà prodotto da Giusti sarà &#8220;Una questione di dignità umana&#8221; su<br />
Giovannino Guareschi e Vittorio Vialli,<br />
Riprese Cesare Baldassarri, voce narrante e montaggio Abramo Rossi.</p>
<p><iframe width="420" height="315" src="//www.youtube.com/embed/-lOq3ZtxS5k" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>In memoria degli IMI &#8211; San Giuseppe Jato</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jan 2014 11:57:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo anno la nostra Amministrazione comunale (San Giuseppe Jato, Palermo) ha deciso – in piena sintonia con tutte le scuole presenti nel nostro territorio, con il comune di San Cipirello...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2014/01/StalagXB_locandina.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-237" style="border: 8px solid white;" title="IMISGL.indd" src="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2014/01/StalagXB_locandina-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a>Questo anno la nostra Amministrazione comunale (<strong>San Giuseppe Jato</strong>, Palermo) ha deciso – in piena sintonia con tutte le scuole presenti nel nostro territorio, con il comune di <strong>San Cipirello</strong> e l’<strong>Associazione nazionale partigiani d’Italia</strong> e grazie alla collaborazione di alcuni cittadini e associazioni locali &#8211; di celebrare una importante ricorrenza come la Giornata della memoria con una manifestazione che viene preparata ormai da alcuni mesi.</p>
<p>È stato avviato un percorso di ricerca e memoria – definito per l’appunto <strong>PROGETTO MEMORIA</strong> &#8211; che vuole per l’appunto partire dagli alunni delle scuole ma mira a coinvolgere l’intera cittadinanza senza alcuna distinzione di età, condizione sociale, livello culturale. L’obiettivo di fondo è la scoperta/riscoperta di una identità collettiva, sola capace di trasformare un paese senza passato in una comunità solida, coesa e consapevole delle proprie radici e della propria missione.<br />
Con l’intitolazione mesi fa di una piazzetta al movimento dei Fasci dei lavoratori è stato già compiuto un primo passo importante, nel segno della continuità tra le origini del sindacalismo e le lotte che hanno liberato la valle dalla schiavitù del feudo e degli agrari.<br />
L’occasione della giornata della memoria invece adesso ci ha spinto ad interrogarci sulla guerra e le sue nefaste conseguenze. La speranza è sempre quella di stimolare, attraverso la riflessione e il confronto con il passato, la consapevolezza dell’importanza di costruire insieme un futuro mondo di pace e nonviolenza.<br />
Ma dallo sguardo di insieme siamo presto passati alla dimensione locale, per scoprire riflessi, tracce e testimonianze del conflitto nel nostro territorio. Cultura, scuola, identità così diventano l’asse forte da cui ripartire per cambiare nel profondo le persone, che poi mutano la società in cui vivono ed operano.</p>
<p>Questo a dimostrazione del fatto che anche in una “retrovia” e in una valle lontana dai grandi scontri non mancarono i luoghi significativi e le vicende esemplari: tra tutti va citata la presenza di un campo per prigionieri di guerra in contrada Traversa, attivo sin da settembre 1942 e che arrivò ad ospitare sino a 883 militari (tra i quali inglesi, americani, indiani, sudafricani e neozelandesi); ancora degna di memoria la storia del tenente Sergio Barbadoro, con lo strenuo quanto inutile tentativo di resistere e frenare l’impetuosa avanzata dell’esercito americano verso Palermo, che si concluse con la morte tra le strette gole di Portella della Paglia a luglio 1943.<br />
Dentro la grande Storia scorreva una piccola ma significativa storia fatta di sfollati fuggiti da Palermo per scampare ai bombardamenti alleati, famiglie in attesa di notizie dai cari partiti verso destinazioni lontane, animali domestici confiscati per essere assegnati all’esercito, preti che denunciavano condizioni di estrema miseria in cui viveva la maggioranza della popolazione.</p>
<p>In particolare poi questa edizione della giornata è stata dedicata alla memoria degli<strong> Internati militari italiani (IMI)</strong>, il cui sacrificio e martirio è stato ed è tuttora dimenticato, ma che merita attenzione e riconoscimento. Il loro ricordo sarà affidato in particolare all’intervento del disegnatore <strong>Marco Ficarra</strong> (vedi il suo comunicato qui sotto): partendo proprio dal suo libro a fumetti <strong>(Stalag Xb, Beccogiallo, 2009)</strong> che narra la storia di un militare di origini jatine (<strong>Gioacchino Virga</strong>) morto da internato in un campo nazista, verranno spiegate le sofferenze e le atroci violenze subite da questi “schiavi di Hitler”, protagonisti di una tragedia sconosciuta.</p>
<p><strong>Gli attori della mattina saranno comunque gli studenti delle scuole coinvolte (Istituto Comprensivo di San Giuseppe Jato, Istituto Comprensivo di San Cipirello, Istituto Superiore “E. Basile” di Monreale (sezione Liceo scientifico e Istituto Professionale per l’Agricoltura di San Giuseppe Jato-San Cipirello): insieme ai rispettivi docenti loro hanno infatti preparato interventi, pannelli di approfondimento, video, musica, recite.</strong><br />
Da segnalare l’adesione e la partecipazione dell’<strong>Anpi Palermo “Comandante Barbato”</strong>, da anni impegnata a recuperare e valorizzare l’importante contributo dei tanti siciliani che si opposero – attraverso la lotta partigiana ma non solo – al nazifascismo e posero le basi dell’Italia democratica.</p>
<p><strong>La manifestazione si svolgerà presso l’auditorium della scuola media di San Giuseppe Jato (contrada Mortilli, zona via dello Stadio) tra le ore 9,30 – 12,30.</strong><br />
<strong>Al termine degli interventi (alle ore 13 circa) verrà infine scoperta una targa in ricordo degli Internati militari italiani che verrà collocata in piazza Falcone e Borsellino.</strong></p>
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		<title>IL CORAGGIO DEL “NO”</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jan 2014 11:03:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[La resistenza silenziosa degli Internati Militari Italiani una mostra a cura di Ilaria Borsieri e Yuri Materassi dal 27 Gennaio al 09 febbraio 2014 presso la Galleria AIC, Via della...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La resistenza silenziosa degli Internati Militari Italiani</strong><br />
una mostra a cura di <strong>Ilaria Borsieri</strong> e <strong>Yuri Materassi</strong></p>
<p><strong>dal 27 Gennaio al 09 febbraio 2014</strong><br />
presso la <strong>Galleria AIC</strong>, Via della Croce 41, <strong>Impruneta (FI)</strong><br />
<strong>INAUGURAZIONE PER IL GIORNO DELLA MEMORIA,</strong><br />
lunedì 27 gennaio, ore 18.00<br />
Ingresso libero. apertura: gio-ven 16-19, sab-dom 09-19<br />
<a href="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2014/01/locandina.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-225" style="border: 8px solid white;" title="locandina" src="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2014/01/locandina-201x300.jpg" alt="" width="201" height="300" /></a><br />
Il 27 di gennaio prende il via la mostra Il Coraggio del “NO”, che vuol accendere una luce sulla vicenda ancora troppo sconosciuta degli Internati Militari Italiani (I.M.I.). La mostra, curata da Yuri Materassi e Ilaria Borsieri, entrambi nipoti di due I.M.I. sarà inaugurata lunedì 27 gennaio, in occasione della Giornata della Memoria, presso la Sala espositiva IAC, in Impruneta. Oltre ai lavori di Yuri ed Ilaria hanno collaborato alla mostra l’ANRP (Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia, dall&#8217;Internamento e dalla Guerra di Liberazione e loro familiari), il Comune di Impruneta, l’Associazione ART.ART. di Impruneta e l’Istituto Parri di Bologna, che ha messo a disposizione la documentazione fotografica di Vittorio Vialli.<br />
Alla serata di inaugurazione, che si svolgerà a partire dalle ore 19, saranno presenti, oltre agli Autori e ai rappresentanti delle varie Associazioni, il Vicesindaco Joele Risaliti e la Filarmonica Giuseppe Verdi di Impruneta.<br />
Al termine dell’inaugurazione verrà offerto un piccolo buffet-aperitivo.<br />
Sinossi della mostra Il Coraggio del “NO”<br />
Che valore può avere un “NO”? Quello che pronunciarono gli oltre 600.000 militari italiani che si rifiutarono di aderire al nazifascismo, sicuramente aveva un valore altissimo. Un valore di “libertà”, che pagarono sulla loro pelle con la prigionia e in molti casi con la morte.<br />
Quelle di questa mostra sono due storie d&#8217;internamento, narrate attraverso gli sguardi e i ricordi dei nipoti di chi fece quella scelta così coraggiosa. C’è la storia di Elio e quella di Mariano.<br />
Elio fu catturato a Milano, quando era ancora militare, e costretto prigioniero prima in Polonia, poi in Germania. Elio aveva con sé un diario, pezzi di carta, e su quelle pagine fissò la memoria di scene atroci e vita quotidiana da prigioniero. Suo nipote, Yuri, dopo oltre 60 anni è tornato in quegli stessi luoghi, da uomo libero, e ha provato a raccontare la storia di suo nonno attraverso lo sguardo della sua macchina fotografica, trasferendo in immagini una storia di sofferenza ma anche di speranza.<br />
Poi c’è la storia di Mariano che fu catturato in Grecia con il suo reggimento, disarmato, fatto prigioniero dai tedeschi e prima internato nel Lager di Sandbostel e poi a Kiel.<br />
Uomo di forte tempra, solare e positivo, non ha mai perso la speranza, nonostante le sofferenze patite di poter tornare vivo a casa e di un futuro di pace.<br />
Sua nipote, Ilaria, ha iniziato quattordicenne un percorso di studio personale su internamento e deportazione non solo per un bisogno di comprendere la storia ma anche e soprattutto per capire come essa influenzi il nostro presente ed il futuro e per permettere alla memoria delle atrocità passate di rimanere viva e di insegnare alle giovani generazioni i valori che suo nonno ha trasmesso a lei.</p>
<p>Infine, completano la mostra un’introduzione alla storia degli I.M.I. curata dall’ANRP (Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia, dall&#8217;Internamento e dalla Guerra di Liberazione e loro familiari) e un breve video con fotografie d’epoca di Vittorio Vialli, il terzo I.M.I. di questa mostra e, se volete, la terza storia di un coraggioso “NO”.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Resistere senz’armi</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jan 2014 15:29:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Vi segnaliamo questa iniziativa organizzata dall&#8217;IVESER Sabato 18 gennaio, ore 10.45 Torre di Porta Nuova, Arsenale di Venezia Inaugurazione mostra storico/documentaria Resistere senz’armi Storie di Internati Militari Italiani nel Terzo...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2014/01/Manifesto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-221" title="Manifesto" src="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2014/01/Manifesto-270x300.jpg" alt="" width="270" height="300" /></a></div>
<div>Vi segnaliamo questa iniziativa organizzata dall&#8217;<a href="http://iveser.it/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=1078&amp;Itemid=13" target="_blank"><strong>IVESER</strong></a></div>
<div><strong>Sabato 18 gennaio, ore 10.45</strong></div>
<div><strong> Torre di Porta Nuova, Arsenale di Venezia</strong></div>
<div></div>
<div>Inaugurazione mostra storico/documentaria</div>
<div><strong>Resistere senz’armi</strong></div>
<div><em>Storie di Internati Militari Italiani nel Terzo Reich (1943-1945) </em></div>
<div></div>
<div>in apertura</div>
<div align="justify"><em>Come branchi di zebre… Gli Internati Militari Italiani testimoni straordinari della Shoah</em></div>
<div align="justify">di e con <strong>Francesca Gallo</strong> ed <strong>Erika Lorenzon</strong></div>
<div align="justify"></div>
<div align="justify">La mostra sarà visitabile fino al <strong>26 gennaio 2014</strong></div>
<div align="justify">Apertura al pubblico:</div>
<div align="justify">19, 24, 25, 26 gennaio ore 10.00-17.00</div>
<div align="justify">20, 21, 22, 23 gennaio ore 15.00-17.00</div>
<div align="justify">visite guidate su appuntamento per scuole, gruppi, associazioni</div>
<div align="justify">Dal 3 febbraio 2014 la mostra sarà esposta alla Casa della Memoria (Villa Hériot, Giudecca-Zitelle)</p>
<p>Per arrivare da P.le Roma e Ferrovia linea Actv 5.2, fermata Bacini; dalle Fondamente Nove anche linea 4.2, fermata Bacini</p></div>
<div align="justify"></div>
<div align="justify">Informazioni e prenotazioni</div>
<div align="justify">041 5287735</div>
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		<title>Guareschi un fumetto di Nazareno Giusti</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Nov 2013 17:40:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biografie]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Nazareno Giusti racconta in due volumi la vicenda del papà di Don Camillo e Peppone, infatti Giovannino Guareschi fu uno dei 600mila internati militari italiani. Per i tedeschi era il...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2013/11/1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-212" title="1" src="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2013/11/1.jpg" alt="" width="209" height="296" /></a></p>
<p><strong>Nazareno Giusti</strong> racconta in due volumi la vicenda del papà di <strong>Don Camillo e Peppone</strong>, infatti <strong>Giovannino Guareschi</strong> fu uno dei <strong>600mila internati militari italiani</strong>. Per i tedeschi era il numero di matricola 6865<br />
Scrittore, giornalista, caricaturista e umorista, noto come autore della saga di Peppone e Don Camillo, nata dalla sua penna nella serie di romanzi del “<strong>Mondo piccolo</strong>”, iniziata nel 1948, e della quale la trasposizione cinematografica del regista francese Julien Duvivier, che si avvalse delle interpretazioni dei popolari attori Gino Cervi e Fernandel, decretò il successo internazionale, facendone uno degli scrittori italiani più letti e tradotti nel mondo.<br />
Catturato il 9 settembre 1943 ad Alessandria, liberato il 16 aprile dagli alleati, tornò in Italia quasi due anni dopo, il 4 settembre 1945. Era tenente di complemento di Artiglieria pesante campale. Durante il periodo di prigionia, trascorso tra i lager di Bremerworde, Sandbostel, Czestochowa, Benjaminovo e Wietzendorf.</p>
<p><a href="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2013/11/9788875021160g.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-211" style="border: 9px solid white;" title="9788875021160g" src="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2013/11/9788875021160g.jpg" alt="" width="150" height="214" /></a></p>
<p>Qui di seguito riportiamo alcune note sull&#8217;opera a fumetti di Nazareno Giusti, tratte dall&#8217;introduzione di <strong>Alberto </strong>e<strong> Carlotta Guareschi</strong> e dalla postfazione di <strong>Goffredo Fofi</strong>.</p>
<p><em>«In questo primo di due volumi Nazareno Giusti ci racconta, come fosse una bellissima favola a fumetti, la storia di Giovannino Guareschi, nostro padre. Una di quelle “storie buffe e malinconiche che”, scrive nostro padre, il fiume “placido e indifferente” raccoglie e «porta via verso il gran mare della storia del mondo”. Siamo entusiasti per le illustrazioni, per la tecnica e per la scelta dei testi inseriti nelle tavole e nei baloon che rivelano una notevole sensibilità e un grande dono di sintesi, specie nei “capitoli” dei due “internamenti” e della sua scomparsa. Una storia che sembra veramente una favola, illustrata con colori surreali che donano profonde emozioni e trasformano la realtà in leggenda. E quando si arriva alla fine della “favola” si è dispiaciuti perché il fumetto è finito.»</em><br />
<strong>Alberto e Carlotta Guareschi dalla prefazione al libro.</strong></p>
<p><em>«La simpatia istintiva per Guareschi – e me la conferma la lettura del bel “fumetto” o graphic novel, romanzo-biografia disegnata di Nazareno Giusti (che ha anche la fortuna di avere un nome e un cognome esemplari) – mi ha portato ovviamente allo scontro con molti amici, né più né meno della simpatia per Jacovitti, un altro grande personaggio e artista inviso alla ufficialità “marxista” e “liberale” e a certi intellettuali “trinariciuti”, che hanno detestato questi autori e hanno e amano, guarda caso, certi “eroi” del capitalismo statunitense alla Clint Eastwood.</em><br />
<em>Don Camillo e Peppone sono stati due grandi invenzioni letterarie, e anche qualcosa di più: la personificazione di due istanze forti di un’epoca forte, quella di un cattolicesimo battagliero nella sua componente più tollerante e “dalla parte del popolo”, e quella di un comunismo di base che fu ben diverso da quello dei vertici, e che si incontrava con il cattolicesimo sociale per il suo millenarismo, per le sue istanze di giustizia. Il “basso” e l’“alto” non hanno mai avuto le stesse ragioni, e, come dice un vecchio proverbio contadino, “chi ha pancia piena non crede al digiuno”, all’esistenza e all’esperienza di chi non ha di che saziarsi. Guareschi ha rappresentato in un modo formidabile e acuto la commedia dei ruoli assunti in una certa epoca storica dalle istanze di un popolo affamato di giustizia, e si è assunto il compito, pagando spesso di persona (l’atroce, stupido caso De Gasperi, una delle vergogne dell’Italia repubblicana) di rappresentare, anche se con una certa dose di retorica, opinioni e sentimenti della “zona grigia”, della “gente comune” e delle sue contraddizioni, bensì vitali.</em><br />
<em>Il tempo passa e fa giustizia, e oggi posso continuare ad amare senza vergogna i poveri amanti di Pratolini come il prete e il comunista di Guareschi: “gente così”, la cui storia ci ha segnato e che abbiamo ben conosciuto.»</em><br />
<strong>dalla postfazione di Goffredo Fofi</strong></p>
<p><a href="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2013/11/5.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-215" title="5" src="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2013/11/5-300x126.jpg" alt="" width="300" height="126" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Nazareno Giusti</strong> utilizza documenti autobiografici editi e inediti e approfondisce, in particolare, la vicenda dell’internamento nei campi di prigionia tedeschi negli ultimi due anni della Seconda guerra mondiale, e la storia del processo e della condanna per diffamazione nei confronti di Alcide De Gasperi.</p>
<p><a href="http://www.loschermo.it/articoli/view/47429" target="_blank">Qui potete leggere un&#8217;intervista all&#8217;autore.</a></p>
<p><a href=" http://www.loschermo.it/articoli/view/40700/w40XwpCfr7wZ" target="_blank">Qui invece un articolo</a> scritto da Nazareno Giusti sulla favola che scrisse Guareschi, durante la prigionia.<br />
a</p>
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		<title>Stalag XB</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jan 2013 17:19:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Stalag XB Marco Ficarra Edizione BeccoGiallo L’8 settembre 1943, alla firma dell’armistizio con le forze alleate, i militari italiani sono allo sbando. 750.000 soldati vengono deportati nei campi di concentramento...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Stalag XB</strong><br />
<strong>Marco Ficarra</strong><br />
Edizione BeccoGiallo</p>
<p>L’8 settembre 1943, alla firma dell’armistizio con le forze alleate, i militari italiani sono allo sbando. 750.000 soldati vengono deportati nei campi di concentramento tedeschi come “internati militari”, senza essere riconosciuti prigionieri di guerra per poter essere impiegati nei campi di lavoro forzato. A partire dalla corrispondenza dal lager, Marco Ficarra ricostruisce l’odissea di suo zio <strong>Gioacchino Virga</strong>, internato militare n. 82958, dalla cattura in Grecia all’ostinato rifiuto di aderire alla Repubblica Sociale Italiana, per restituire alla storia – quella personale e quella universale – un frammento di verità estrema e disumana.</p>
<p><a href="http://stalagxb.beccogiallo.net/" target="_blank">Lo trovate qui</a></p>
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