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	<title>8 settembre 1943 &#187; IMI</title>
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	<description>IMI Internati Militari Italiani, con questa sigla comincia l&#039;odissea di oltre 700.000 soldati italiani dopo l&#039;8 settembre 1943.</description>
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		<title>Egisto Gentili</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Nov 2012 08:57:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il soldato Gentili Egisto nasce a Cesena il 13 Marzo 1921. Con lo scoppio della guerra viene arruolato come motociclista ed inviato dapprima a Trieste e poi, nel 1942, in...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.8settembre1943.info/2011/10/egisto-gentili/gentili/" rel="attachment wp-att-1060"><img class="alignleft size-medium wp-image-1060" title="Gentili" src="http://www.8settembre1943.info/wp-content/uploads/2011/10/Gentili-225x300.jpg" alt="Gentili" width="225" height="300" /></a>Il soldato Gentili Egisto nasce a Cesena il 13 Marzo 1921.<br />
Con lo scoppio della guerra viene arruolato come motociclista ed inviato dapprima a Trieste e poi, nel 1942, in Jugoslavia dove si trova coinvolto nelle vicende dell’8 settembre 1943.<br />
In seguito alla firma dell’armistizio, l’11 settembre 1943 viene condotto a tradimento assieme ai compagni a Pola.<br />
Disarmato e trasportato in vagoni piombati partiti da Venezia alla volta dei confini con la Lituania comincia la sua vita da internato nelle baracche e nelle fabbriche al servizio del III Reich in Polonia.<br />
Liberato dall’esercito Russo nell’ottobre 1945, sopravvissuto malamente all’internamento, nel Novembre 1945 rientra in Patria dove riabbraccia la famiglia e comincia una nuova vita da uomo libero.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><object width="420" height="315" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/c1L5fMYBFTw?version=3&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="420" height="315" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/c1L5fMYBFTw?version=3&amp;hl=it_IT" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
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		<title>Gioacchino Virga</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Oct 2012 19:51:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Gioacchino Virga]]></category>
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		<category><![CDATA[Marco Ficarra]]></category>
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		<description><![CDATA[Gioacchino Virga nasce a Palermo il 2 agosto del 1923 da Benedetto Virga, medico condotto nato a S. Giuseppe Jato, e da Anna Granata che muore di parto, lasciandolo piccolo,...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2012/10/GioacchinoVirgaFOTO1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-99" title="GioacchinoVirgaFOTO" src="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2012/10/GioacchinoVirgaFOTO1-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Gioacchino Virga nasce a Palermo il 2 agosto del 1923 da Benedetto Virga, medico condotto nato a S. Giuseppe Jato, e da Anna Granata che muore di parto, lasciandolo piccolo, qualche anno dopo. Lo alleva amorevolmente Francesca Granata nata a Canicattì, sorella minore della madre che poi sposerà il padre in seconde nozze. Da questo matrimonio nasceranno due fratellini: Luigi e Anna.<br />
Completati gli studi superiori viene ammesso il 5 ottobre 1941, in seguito a concorso, alla Regia Accademia di fanteria e cavalleria di Modena. L’otto aprile 1943 viene nominato sottotenente in servizio permanente effettivo nell’arma di fanteria. Inviato al fronte in Grecia viene catturato dalle truppe tedesche il 10 settembre 1943 e deportato in Germania, prigioniero in diversi stalag, dove muore il 14 marzo 1945 di fame e di freddo.</p>
<p>Sulla sua storia viene realizzato il libro a fumetti <a href="http://stalagxb.beccogiallo.net" target="_blank">Stalag XB di Marco Ficarra</a></p>
<p>La sua tomba viene ritrovata solo qualche anno fa ad Amburgo grazie alla rete di parenti di ex IMI.</p>
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		<title>Chi oltrepassa viene ucciso</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Oct 2012 18:26:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questa è la storia del Capitano Mario Fano, I.M.I. IB 364. Anzi, no, mi correggo, questa è la storia della nipote del Capitano Mario Fano, I.M.I. IB 364, una storia...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2012/10/LauraFano.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-90" title="Invito Libro Laura Fano" src="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2012/10/LauraFano-300x133.jpg" alt="" width="300" height="133" /></a>Questa è la storia del Capitano Mario Fano, I.M.I. IB 364.</p>
<p>Anzi, no, mi correggo, questa è la storia della nipote del Capitano Mario Fano, I.M.I. IB 364, una storia vera, la storia di tutti, ma non uguale per tutti, che comincia proprio nel mese di marzo  quando in un ozioso pomeriggio di primavera il burlone Sig. Destino decise di avere la felice idea di farmi curiosare tra i vecchi libri di famiglia riposti in un angolo della scrivania di papà con l’intento, forse, di scoprire un qualche segreto nascosto.</p>
<p>Quei libri, che insieme a tante altre cianfrusaglie del passato, di tanto in tanto, sin da quando ero ragazzina, andavo incuriosita a ripassare perché affascinata dal ricordo di un tempo lontano raccontato attraverso le storie dei grandi e le vecchie fotografie dei miei antenati, così incantevolmente anacronistiche rispetto al mio tempo.</p>
<p>E fu proprio nel passare in rassegna quei vecchi libri che mi capitarono fra le mani  due taccuini lisi, dalle fitte pagine, scritti con una grafia illeggibile: erano i diari scritti da mio nonno in prigionia; e sì, perché a casa si raccontava che “il nonno era stato fatto prigioniero dai tedeschi”.</p>
<p>Con queste parole comincia il libro di Laura Fano che racconta la storia del nonno Mario Fano. Edizione Raffaello.</p>
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		<title>Il generale Alberto Trionfi</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Oct 2012 17:32:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Il generale Alberto Trionfi – Scritti e memorie dalla Grecia al Lager – Un delitto delle SS” scritto dalla figlia Maria Trionfi e pubblicato dall’A.N.E.I. Associazione Nazionale Ex Inrternati (nei...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2012/10/Generale-Trionfi-Navarino.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-78" title="Generale Trionfi - Navarino" src="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2012/10/Generale-Trionfi-Navarino-300x215.jpg" alt="" width="300" height="215" /></a>“Il generale Alberto Trionfi – Scritti e memorie dalla Grecia al Lager – Un delitto delle SS” scritto dalla figlia Maria Trionfi e pubblicato dall’A.N.E.I. Associazione Nazionale Ex Inrternati (nei Lager nazisti), Roma, 2004.</p>
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		<title>Filo spinato</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Oct 2012 13:53:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Marlin vara una nuova collana, unica in Italia, che raccoglie memorie, diari e lettere riguardanti esperienze di guerra, di  prigionia e di deportazione. Accompagnati dalla riproduzione di documenti e immagini...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2012/10/filospinato.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-51" title="filospinato" src="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2012/10/filospinato.jpg" alt="" width="132" height="109" /></a> Marlin</strong> vara una nuova collana, unica in Italia, che raccoglie memorie, diari e lettere riguardanti esperienze di guerra, di  prigionia e di deportazione.</p>
<p>Accompagnati dalla riproduzione di documenti e immagini inedite, i volumi in progetto contribuiranno a ricostruire periodi drammatici e importanti della storia italiana ed internazionale, dall’inizio del ’900 ai nostri giorni, rivissuti attraverso le parole di chi ne fu artefice e vittima.</p>
<p>La collana è diretta da due specialisti, <strong>Mario Avagliano</strong> e <strong>Marco Palmieri</strong>, che analizzano e inquadrano i testi prescelti nel contesto storico da cui sono scaturiti, per consentire al lettore di approfondirne la comprensione e la conoscenza.</p>
<p><a href="http://www.marlineditore.it/Filospinato.htm" target="_blank">Qui il link alla casa editrice</a>.</p>
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		<title>Gli internati militari italiani</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Oct 2012 13:47:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Diari e lettere dai lager nazisti 1943-1945 di Mario Avagliano e Marco Palmieri 2009 Passaggi Einaudi &#8211; pp. LXVI &#8211; 338  € 20,00 ISBN 9788806202361 In libreria &#8220;Gli Internati Militari...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Diari e lettere dai lager nazisti 1943-1945</strong><br />
di <strong>Mario Avagliano</strong> e <strong>Marco Palmieri</strong></p>
<p>2009 Passaggi Einaudi &#8211; pp. LXVI &#8211; 338  € 20,00<br />
ISBN 9788806202361</p>
<p>In libreria &#8220;Gli Internati Militari Italiani&#8221; di Mario Avagliano e Marco Palmieri (Einaudi Editore), la storia degli IMI attraverso le lettere e i diari dei protagonisti &#8211; vincitore del Premio Nazionale Anpi 2010</p>
<p>Dopo l&#8217;armistizio dell&#8217;8 settembre 1943 centinaia di migliaia di militari italiani furono disarmati dai tedeschi e posti di fronte ad una drammatica scelta: continuare la guerra sotto le insegne nazifasciste o essere deportati nei campi di concentramento? La gran parte di loro – circa 650 mila, tra cui 30 mila ufficiali e 200 generali – rifiutarono di continuare a combattere al fianco dei tedeschi e scelsero di non aderire alla Repubblica di Sal�. La conseguenza del loro “no” fu la deportazione e l&#8217;internamento nei lager nazisti, non come prigionieri di guerra ma con lo status fino ad allora sconosciuto di IMI, Internati Militari Italiani, voluto da Hitler per sottrarli alla Convenzione di Ginevra e sfruttarli liberamente.</p>
<p><a href="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2012/10/copertina_libro.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-47" title="copertina_libro" src="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2012/10/copertina_libro-192x300.jpg" alt="" width="192" height="300" /></a></p>
<p>Questa pagina sconosciuta della seconda guerra mondiale, della guerra civile tra italiani tra il 1943 e il 1945, della Resistenza e della Guerra di liberazione italiana ed europea, � stata a lungo trascurata e dimenticata nel dopoguerra. Ora torna a rivivere in un libro che la ricostruisce e la racconta attraverso la voce e gli occhi dei protagonisti, grazie a centinaia di lettere (sottoposte a censura e talvolta mai recapitate) e diari (spesso clandestini) scritti nei lager in quei drammatici giorni, rimasti fino ad ora inediti e “sepolti” in archivi pubblici, privati e di famiglia. Il libro � “Gli Internati Militari Italiani. Diari e lettere dai lager nazisti 1943-1945”, di Mario Avagliano e Marco Palmieri (Einaudi).<br />
<a href="http://www.storiaxxisecolo.it/avagliano/internatimilitariitaliani.htm" target="_blank">Continua a leggere qui</a></p>
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		<title>Alberto Trionfi</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Oct 2012 07:07:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nacque a Jesi (Ancona) il 2 luglio 1892 ed iniziò la carriera delle armi il 7 novembre 1911 quale allievo volontario nella Scuola militare di Modena, da dove uscì sottotenente...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_72" class="wp-caption alignleft" style="width: 297px"><a href="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2012/10/ATrionfi01.jpg"><img class="size-medium wp-image-72" title="ATrionfi01" src="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2012/10/ATrionfi01-287x300.jpg" alt="" width="287" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Alberto Trionfi</p></div>
<p>Nacque a Jesi (Ancona) il 2 luglio 1892 ed iniziò la carriera delle armi il 7 novembre 1911 quale allievo volontario nella Scuola militare di Modena, da dove uscì sottotenente dei Granatieri nel febbraio 1913.</p>
<p>Dall’aprile 1914 al marzo 1916 fu in Libia, ove conseguì la promozione a tenente (luglio 1915) e capitano (gennaio 1916). Durante la prima guerra mondiale fu ferito tre volte ricevendo una medaglia di bronzo al Valor Militare.</p>
<p>Dal 1924 al 1926 frequentò con successo i corsi della Scuola di Guerra a Torino.</p>
<p>Promosso maggiore nel gennaio del 1927, venne destinato al Corpo di Stato Maggiore e successivamente al Comando della Divisione Napoli nel gennaio del 1931.</p>
<p>Tenente colonnello nel maggio del 1932, nel 1935 fu nominato capo della Delegazione Trasporti di Napoli.</p>
<p>Nel luglio dell’anno successivo fu trasferito al Corpo di Armata di Napoli, di cui venne nominato sottocapo di Stato Maggiore nell’ottobre.</p>
<p>Promosso colonnello nel settembre 1937, assunse il comando del Terzo Reggimento Granatieri, con il quale nel luglio del 1939 partecipò all’occupazione dell’Albania.</p>
<p>Capo di Stato maggiore della Divisione “Siena” (Napoli) nell’ottobre del 1939, fece ritorno in Albania nel settembre 1940 ma se ne allontanò nuovamente nel dicembre per raggiungere la Divisione “Lombardia” quale Capo di Stato Maggiore.</p>
<p>Nell’aprile del 1941 fu trasferito allo Stato Maggiore, nell’agosto dello stesso anno al Comando Difesa Territoriale di Roma e nel settembre al comando del XVII Corpo d’Armata. Nell’ottobre ebbe il comando della Scuola Militare di Roma.</p>
<p>Promosso generale di brigata nell’ottobre 1942, venne destinato al comando della Divisione “Cagliari”, quale comandante della fanteria divisionale in Grecia a Navarino, nel distretto di Pylos.</p>
<p>L’8 settembre 1943, al ritorno da una breve licenza in Italia, fu preso “prigioniero” dai tedeschi e portato in vagoni piombati in Polonia, nel Lager 64Z situato a Schokken (attuale Skoki). La prigionia durò dal 30 settembre 1943 al 28 gennaio 1945, quando, durante una marcia di trasferimento, in località Kuznica Zelichowaska fu trucidato insieme ai generali Carlo Spatocco, Emanuele Balbo Bertone di Breme, Alessandro Vaccaneo, Giuseppe Andreoli ed Ugo Ferrero.</p>
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		<title>Vittorio Vialli</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Oct 2012 07:07:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biografie]]></category>
		<category><![CDATA[foto]]></category>
		<category><![CDATA[IMI]]></category>
		<category><![CDATA[reportage fotografico]]></category>
		<category><![CDATA[Vittorio Vialli]]></category>

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		<description><![CDATA[Vittorio Vialli nasce a Cles in Val di Non (Trento) il 1° febbraio 1914, quarto di cinque fratelli e una sorella, da Vittorio Vialli, impiegato comunale di Cles, e Maria...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2012/10/vialli.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-56" title="vialli" src="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2012/10/vialli-254x300.jpg" alt="" width="254" height="300" /></a>Vittorio Vialli nasce a Cles in Val di Non (Trento) il 1° febbraio 1914, quarto di cinque fratelli e una sorella, da Vittorio Vialli, impiegato comunale di Cles, e Maria Ferrari.<br />
Per permettere ai figli di studiare, la famiglia si trasferisce dopo qualche anno a Trento dove Vittorio frequenta il Liceo Scientifico “Dei Polentoni”.</p>
<p>Nel 1933 si reca a studiare a Pavia (dove suo cugino Maffo Vialli era un luminare dell’Università, titolare della cattedra di Anatomia Comparata). Essendo molto amante della natura, degli animali e delle sue montagne sceglie di studiare Scienze Naturali con la cugina Giulia Vialli, figura importante della sua vita, anche lei futura docente universitaria.</p>
<p>Nel 1937 si laurea e la sua tesi riguarda le amate marmotte del monte Peller.<br />
In seguito lavora come Conservatore al Museo Civico di Storia Naturale di Milano.<br />
Nel 1941, offertosi volontario, è inviato al fronte greco-albanese con il grado di tenente di fanteria.<br />
In Albania combatte in trincea, mentre in Grecia, a Istmia, presso il canale di Corinto, è aggregato alla Marina Militare Italiana come resposabile del funzionamento strategico del canale, in qualità di geologo. È suo compito perlustrare tutti i giorni il territorio circostante.<br />
Documenta inoltre fotograficamente le sponde del canale per monitorarne lo stato di sicurezza.</p>
<p>Il 21 maggio 1941 sposa per procura la diciassettenne Liana Mazzoldi, nata a Zara e figlia di un trentino, conosciuta a Milano, che sarà la compagna della sua vita.</p>
<p>L’8 settembre 1943, a Istmia, viene catturato dai tedeschi e deportato, dopo un penoso viaggio in carro bestiame durato 30 giorni, in vari campi di concentramento in Polonia e in Germania.</p>
<p>Da quel momento a Vialli viene posta una scelta: aderire con una semplice firma alla Repubblica fascista di Salò, e quindi essere rimandato immediatamente in Italia, a combattere gli alleati a fianco dei nazisti, oppure rimanere prigioniero del nemico. Sceglie la seconda ipotesi, come del resto altri circa 650.000 soldati italiani.<br />
Vialli ama la fotografia, per cui ha sempre con sé la sua Zeiss Super Ikonta  con la quale aveva già documentato la quotidianità della guerra in Grecia e in Albania. Per lui fotografare non è soltanto un hobby, ma uno strumento abituale per il suo lavoro scientifico.<br />
Egli sviluppa e stampa da solo per scegliere le sue inquadrature con un taglio personale. È quindi abituato a scrivere attraverso immagini senza bisogno di ricorrere a tante parole.<br />
E anche in questa drammatica occasione riesce a portare la macchina con sé, riuscendo fortunosamente e inconsciamente a nasconderla durante le numerose perquisizioni. In seguito consegnerà la Zeiss, troppo ingombrante, a un militare tedesco della Wermacht che gliela ridarà alla fine della guerra. Vialli d’ora in poi userà un piccola Leika, molto più maneggevole, datagli dal suo fedele amico e complice Vittorio Paccassoni.</p>
<p><a href="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2012/10/vialli_Pecassoni.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-58" title="vialli_Pecassoni" src="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2012/10/vialli_Pecassoni-300x297.jpg" alt="" width="300" height="297" /></a></p>
<p>Ed è stata questa piccola macchina fargli scattare il desiderio irresistibile di beffare i tedeschi a rischio della propria vita e a dargli la forza di resistere per poter poi raccontare in un diario visivo composto da più di 400 foto, completo, e per questo eccezionale, la sua verità, dal giorno della cattura a quello della liberazione, avvenuta nell’aprile 1945.<br />
Con la macchina nascosta dentro al cappotto o nelle mutande, insieme a un pugno di rullini, smontata e rimontata, finita in un’autoclave per ben due volte, avvolta in stracci, ma sempre riemersa ancora funzionante, Vialli fotografa la vita quotidiana del campo, i suoi carcerieri, il fotografo tedesco che immortala gli internati, gli appelli al gelo, le conferenze, le messe, le lezioni universitarie organizzate dagli ufficiali nelle baracche, le sequenze di un assassinio perpetrato a sangue freddo da una sentinella tedesca, il comandante del lagher, la radio clandestina.<br />
All’inizio del 1945 gli italiani internati rifiutano anche il lavoro agricolo proposto: i tedeschi rispondono riducendo le razioni di cibo agli ufficiali. Avanza la tubercolosi e gli edemi da fame. Il 5 aprile arriva l’ordine di trasferimento solo bagaglio a spalla. Due le destinazioni possibili: Buchenwald o Bergen Belsen, ambedue campi di sterminio. Il trasferimento non avverrà: una divisione corazzata inglese è alle porte di Hannover.</p>
<p>Il 16 aprile 1945 Vialli esce dal campo, fotografa l’avanzata dei carri armati inglesi: l’unica fotografia che risulterà mossa per l’emozione. Documenta i 2.500 morti del cimitero italiano di Fallingbostel, si reca a Bergen Belsen, situato a pochi chilometri di distanza, vede i forni crematori, le fosse comuni. Non ha più il coraggio di scattare, l’unica immagine è quella di una tomba di una quindicenne ebrea italiana che non ce l’ha fatta a sopravvivere alla soluzione finale.<br />
Poco dopo la liberazione, denutrito, pesava infatti 40 Kg, si ammala di pleurite ed è costretto a rimanere nel campo di Bomblitz, trasformato in ospedale militare inglese dove viene curato e trascorre la convalescenza per alcuni mesi. Poi il ritorno in Italia passando per Merano il 30 agosto 1945.<br />
Raggiunge la moglie Liana a Cinisello Balsamo, in provincia di Milano, dove vive sfollata essendo stata bombardata la sua casa in via Cesare Battisti a Milano.<br />
Riprende il lavoro di conservatore al Museo di Storia Naturale, che nel frattempo era stato anch’esso bombardato.<br />
Si occupa della sua rimessa in funzione, allestendo le prime sale didattiche, e attuando importanti scambi di materiali fossili con varie nazioni, per esempio facendo arrivare dagli Stati Uniti uno scheletro completo di dinosauro in cambio di pesci fossili del monte Bolca.</p>
<p>Nel frattempo nel 1947 era nata la figlia Silvana.</p>
<p>Nel 1951 la famiglia si trasferisce a Milano dove nel 1953 nasce il figlio Bruno.</p>
<p>Nel 1957 diventa vicedirettore del Museo.<br />
Nel 1961 vince la neocattedra di Geologia e Paleontologia dell’Università di Bologna.<br />
Si trasferisce con tutta la famiglia nel capoluogo emiliano dove affiancherà la passione per la ricerca a quella dell’insegnamento, distinguendosi con il suo atteggiamento controcorrente e ostile verso la baronia universitaria dai poteri occulti.<br />
Sarà molto amato dagli studenti e stimato dai colleghi.<br />
.<br />
Nel 1965 è il responsabile del recupero e del restauro di uno scheletro completo di balena fossile rinvenuto in val di Zena, nei pressi di Bologna.<br />
Allestisce una sala didattica all’avanguardia, ancora oggi molto attuale e usata dagli studenti, a lui oggi intitolata, presso il Museo Capellini. Attraversa “indenne” le turbolenze studentesche del 1968, comportandosi da uomo giusto e illuminato.<br />
Dal 1970 al 1980 ricopre la carica di direttore di Istituto e anche di direttore del Museo di Paleontologia Capellini.</p>
<p>Nel 1975, la moglie Liana, assieme ai figli Silvana e Bruno, lo spinge a pubblicare il primo libro “Ho scelto la prigionia” contenente una parte delle foto scattate durante la prigionia. (Liana lo aiuterà soprattutto nel difficile e doloroso lavoro di cernita, stampa e ricostruzione delle didascalie in rigoroso ordine cronologico). Per lui è un lavoro faticoso e doloroso. Questo libro viene stampato dalla casa editrice Patron e ha una distribuzione assai limitata.</p>
<p>In questi anni pubblica parecchi articoli e due libri ancora oggi usati dagli studenti: “Geografia” Ed. Patron, Bologna e “Lezioni di paleontologia” Ed. Pitagora, Bologna.</p>
<p>Nel 1979 Vittorio subisce un primo infarto e da allora il suo fisico, ma soprattutto il suo morale vengono compromessi.</p>
<p>Nel 1982 l’ANEI con sede a Roma pubblica un secondo libro “Ho scelto la prigionia” con le stesse foto migliorandone la qualità, ma questo volume addirittura non viene neanche venduto in libreria, ha una bassissima tiratura e un circuito limitato.</p>
<p>Il 5 febbraio 1983 Vittorio Vialli, dopo un secondo infarto, viene colpito da ictus e muore improvvisamente.<br />
Nel 2001 la famiglia dona all’Istituto Storico Parri di Bologna l’intero fondo Vialli, costituito dai negativi originali delle oltre 400 immagini.<br />
Da questo momento le foto incominciano finalmente a circolare seriamente anche in Italia.<br />
In Germania infatti l’interesse degli storici tedeschi è sempre stato in tutti questi anni molto vivo. Il lavoro di Vialli è stato giustamente apprezzato e studiato: sono state fatte mostre, scritto articoli, la famiglia è stata invitata sia a Sandbostel che a Bergen Belsen.</p>
<p>Nel 2005 è uscito il volume “Storia fotografica della prigionia dei militari italiani in Germania” curato da Adolfo Mignemi, Ed. Bollati Boringhieri, Torino, dove viene fatta un analisi storica accuratissima del materiale del Fondo Vialli.</p>
<p>Nel settembre 2007 a Rimini è stata inaugurata una mostra itinerante intitolata “Prigionieri per la libertà” finanziata dalla CISL e curata da Gino Taraborelli che ha destato molto interesse.</p>
<p>Qui tutta la biografia completa con diverse foto e disegni di Vittorio Vialli.<a href="http://www.8settembre1943.info/main/wp-content/uploads/2012/10/vialli_bio.pdf">vialli_bio</a></p>
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		<title>Giovanni Galizio</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 14:14:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biografie]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Galizio]]></category>
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		<category><![CDATA[S. Sabba a Trieste]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.8settembre1943.info/2012/05/giovanni-galizio/giovanni-galizio/" rel="attachment wp-att-1115"><img class="alignleft size-medium wp-image-1115" title="Giovanni Galizio" src="http://www.8settembre1943.info/wp-content/uploads/2012/05/Giovanni-Galizio-300x225.jpg" alt="Giovanni Galizio" width="300" height="225" /></a></p>
<p><em>“Sono stato chiamato alle armi il 12 maggio 1940 e incorporato nella seconda armata – Divisione Bergamo con destinazione S. Sabba a Trieste. L’11 aprile la mia divisione ha incominciato l’occupazione della Jugoslavia arrivando fino a Sini, un paese vicino a Spalato. L’ 8 settembre 1943 l’Italia annunciava la resa incondizionata; il giorno dopo siamo stati rinchiusi, dai tedeschi, in un grande capannone (eravamo in 300 circa) e posti davanti a due scelte: la prima consisteva nell’adesione alla Repubblica di Salò – la seconda prigionieri dei tedeschi. Io scelsi la seconda&#8230;&#8221;</em></p>
<p><span>Questo è il discorso che <strong>Giovanni Galizio</strong> </span><span>nato a <strong>Gorgo di Latisana</strong> il 23 maggio 1915 </span><span>ha tenuto qualche anno fa durante una festa del paese, dove è stato invitato a testimoniare la sua esperienza di guerra alle nuove generazioni. Questo è quanto ha scritto, con l&#8217;aiuto di suo figlio Franco. </span><span>Il discorso continua&#8230;<br />
</span></p>
<p><em> &#8220;Fui portato in Germania nel campo di concentramento di Fallingombostel. Ricordo che il campo era recintato con filo spinato e sorvegliato. Dopo un po’ di tempo mi hanno dato una divisa con la seguente scritta sulla schiena – I.K.I. – che stava a significare prigionieri italiani internati. Da allora è incominciato il mio calvario fatto di umiliazioni, ci chiamavano Badoglio, italiani traditori, fatto di fame, di paura di non far più ritorno a casa e di lavoro duro. Io sono stato mandato a lavorare in una miniera di ferro alla profondità di 220 metri, si lavorava giorno e notte in tre turni di otto ore ciascuno. Alle ore 14 ci radunavano per darci un po’ da mangiare: il pranzo consisteva in una brodaglia di rape e carote e per secondo qualche patata lessata. Ricordo che la fame era tanta e per sfamarmi mangiavo le bucce crude delle patate che cercavo tra i rifiuti, senza farmi vedere dai tedeschi per evitare di subire dure punizioni. Ricordo che due prigionieri sono morti di stenti, senza alcuna assistenza sanitaria. Dopo lunghi mesi di prigionia dal 10 settembre 1943 all’11 aprile 1945 finalmente una colonna di blindati americani è entrata in paese e ci hanno liberati sia dalla prigionia sia dalla fame. Con gli americani siamo rimasti otto giorni, dopo siamo passati sotto gli inglesi i quali ci mandavano a lavorare nei paesi vicini per togliere le macerie provocate a seguito dei bombardamenti. Si lavorava ancora ma almeno si mangiava. Finalmente il 28 agosto 1945 sono stato portato, assieme ad altri italiani, ad Hannover e rimpatriato. Giunsi a Pescantina, vicino Verona, l’ 8 settembre 1945. Il giorno dopo arrivai finalmente a Gorgo di Latisana (Udine). Ricordo ancora che l’ultimo tratto di strada, Codroipo-Gorgo l’ho percorso, assieme ad un mio compaesano, con un calesse trainato da un cavallo in quanto era domenica e non funzionavano i mezzi di trasporto. Alla fine, nonostante tutto, mi considero fortunato perché dopo oltre cinque anni di guerra ho fatto ritorno sano e salvo mentre mio fratello Domenico, e con lui molti altri italiani, non sono più tornati”.</em></p>
<p><span>Il 23 maggio è il suo compleanno e gli facciamo tanti auguri!</span></p>
<div><span><br />
</span></div>
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