Il Tenente Medico Gualtiero Marello (astigiano, 1906-1971), in forza alla Divisione Casale, fu catturato ad Agrinion in Grecia dopo l’8 settembre, e senza mai aderire alla Rsi né collaborare in alcun modo con i tedeschi, continuò ad esercitare la professione a beneficio dei militari italiani nei lazzaretti dei “non aderenti”. Dal suo diario segreto, casualmente ritrovato dal figlio, è stato realizzato un libro (G. Marello, Prigioniero 589: Appunti di prigionia di un tenente medico, a cura di A. Marello, Casa ed. Espansione Grafica, Asti 2002) che costituisce una testimonianza di prim’ordine sull’internamento.
Per il tenente Marello il problema dell’adesione non si pone neppure, tanto è irreversibile la sua presa di posizione: «Medico e basta». Nelle sue infermerie – nel Dulag 135 di Atene, nel campo n. 2 e nell’ospedale 536 – entra tutto l’esercito italiano, consentendo al medico di venire a conoscenza delle vicende armistiziali nelle diverse zone dei Balcani e delle isole. Arrivano i resti della Divisione Acqui, preceduti da particolari misure di sicurezza affinché nessuno possa comunicare con loro: «Dire l’impressione che mi fanno è impossibile. Dire le condizioni in cui si trovano è, per quanto mi sforzi, sempre al di sotto del reale». Arrivano i reduci dalle altre isole: taluni – come quelli di Rodi – letteralmente venduti ai tedeschi da pochi ufficiali superiori fanatici. Marello raccoglie i racconti dei reduci dei vari fronti, e annota le sevizie praticate dai tedeschi: «Ad Agrinion gli italiani si sottopongono a questa prova: a regione glutea scoperta, piegati sulle gambe, sopra un recipiente pieno d’acqua gelata; le braccia sono distese e devono sorreggere in equilibrio un pesante bastone. I tedeschi che presiedono a tali sedute godono di una gioia matta per l’immancabile tuffo nel recipiente». I soldati provenienti dal campo di Titorrea, affidato alla custodia dei liberi arabi, gli confidano invece con terrore le violenze sessuali subite nei gabinetti. Marello, pur predisposto per missione professionale alla comprensione, è sempre netto nei giudizi, e non salva ufficiali superiori pavidi, cappellani licenziosi, propagandisti fascisti. Soprattutto non sopporta che dopo l’arrivo degl’inglesi tutti i gatti ritornino neri, e gli ex aderenti siano i primi a farsi passare per resistenti: «Chi ha pianto ha pianto, chi ha goduto ha goduto – chiosa Marello – La sofferenza, non lo ripeterò mai a sufficienza, che il prigioniero ha veramente sofferto è stata ancora una volta ironicamente beffata dalla vita goduta, spregiudicata e viziosa». Nel novembre scorso la città di Asti ha intitolato a Gualtiero Marello il parco della Rimembranza di San Marzanotto.
Di seguito pubblichiamo un’interessante relazione inedita del dott. Marello sulle sindromi da carenza alimentare: si tratta di un ulteriore contributo – redatto nel periodo immediatamente successivo al rimpatrio e oggi custodito nell’archivio famigliare privato del dott. Alberto Marello – che si aggiunge alla letteratura clinica sulle patologie da internamento, consentendo un più esatto inquadramento scientifico delle sofferenze patite dagli internati militari italiani.
Da “Qui si muore di fame“- di Alessandro Ferioli – pubblicato su ARCHIVIO TRENTINO n.1 – 2006.
Scarica la relazione
Relazione sulle patologie da internamento